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Lettere al Direttore
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Ho avuto il privilegio di conoscere e di abbracciare don Mazzi e desidero ricordarlo riprendendo la sua ultima, bellissima intervista pubblicata sul Giornale di Brescia. Tra i tanti temi affrontati, raccontava il macigno che portava nel cuore: il suo nuovo, grande impegno in difesa dei bambini dei Paesi più poveri, attraverso una Fondazione che li sottrae alla strada e a una delle più atroci forme di violenza, quella del traffico di organi. Denunciava bande criminali che sequestrano bambini, li caricano su camper trasformati in sale operatorie e sottraggono loro cuore, reni, fegato e altri organi destinati a soddisfare le richieste di potenti senza scrupoli. Don Mazzi diceva: «Spero che le autorità del mondo si alzino e gridino: basta con questo scempio». È sempre stato dalla parte dei più deboli, li ha accolti, sostenuti e difesi, senza mai rinunciare a denunciare le cause che alimentano la cattiveria e l’ingiustizia nel mondo. Ci ha insegnato che non si può vivere con la morte nel cuore, soprattutto quando a perdere la vita è un bambino. Grazie, don Mazzi. Andrea Merigo Orzinuovi Caro Andrea, due sono i pensieri al volo che ronzano in testa riferiti a don Mazzi. Il primo riguarda le lettere pubblicate in questi giorni sul rapporto tra cattolici e Vangelo. Qual è la giusta interpretazione? Soccorrere l’indigente, lo straniero, il povero oppure riconoscere il diritto di stabilire delle regole da parte delle nazioni, dando a Cesare ciò che è di Cesare? Noi un’idea l’abbiamo, ma tutti possano dire la loro, attingendo a quel «tabernacolo» che è la propria coscienza, dove Dio - per chi crede - parla al cuore di ciascuno. Di certo, con don Mazzi, aveva un filo diretto, considerata la fede operosa che l’ha visto in prima linea per aiutare chiunque avesse bisogno, in special modo gli scartati, compresi quei bambini per i quali ha chiesto protezione nell’ultimo suo appello. Il secondo riguarda proprio lo sguardo che aveva sui ragazzi. All’entrata alla basilica di Sant’Ambrogio, nel giorno dei funerali, era scritta una sua frase: «I sogni sono sempre giovani». Ma i giovani erano anche il suo sogno. Un sogno realizzato non salendo in cattedra, bensì mettendosi in ascolto.
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