L'infortunio sul lavoro a Gottolengo
di Alessandra Portesani
L’infortunio sul lavoro in una cascina in ristrutturazione: l’uomo, dipendente di un’impresa edile, avrebbe battuto violentemente la testa a terra per poi andare in arresto cardiaco
Come sarà la piazzetta davanti all'ex Freccia Rossa
La Giunta comunale ha dato il via libera al progetto per la nuova area: previsti spazi verdi, giochi d’acqua e aree dedicate agli eventi, Previsti anche cancelli per regolamentare gli accessi durante le ore notturne
Il primo allenamento del Brescia al Centro San Filippo
La squadra di Corini nella casa che fu del Brescia Calcio per le prossime tre settimane. Nel mirino la sfida con la Giana Erminio di lunedì sera
La visita della delegazione americana alle cave di Sabbio Chiese
di Ubaldo Vallini
Per esaminare la pregiata breccia damascata con venature rossastre una delegazione di americani ha fatto visita alla Repen a Sabbio Chiese: anni fa Ivana Trump la scelse per Trump Tower e Mar-a-Lago
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Una lepre
La Regione ha disposto la chiusura dal 14 ottobre del comprensorio Prealpi bergamasche, dopo i provvedimenti negli ambiti di Mantova e Varese
Traffico su una strada italiana
Multe ridotte, tempi più brevi per notificare i verbali e nuove regole per assicurazioni, monopattini e motociclisti. Sale da 68 a 70 anni il limite per la guida professionale
Una donna in preghiera per il papa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il pontefice è stato operato per asportare un tumore maligno al polmone: «Fondamentale esito istologico per eventuali trattamenti, ipotizzabile uscita in 5-6 giorni»
La diga del Pantano in val d’Avio è in regola - © www.giornaledibrescia.it
di Nicolò Rizzardi
Spetta a Regione Lombardia validare i documenti a tutela dei territori per gestire criticità e incidenti: la situazione
Gabriele Guarneri aveva 19 anni
Il giovane è scomparso nel 2017 per una malattia all’età di 19 anni. La cerimonia di consegna il 16 dicembre
Multe, eccesso di velocità (immagine simbolica) -  © www.giornaledibrescia.it
La riforma approvata dal Consiglio dei ministri punta ad alleggerire il peso delle sanzioni sui cittadini, soprattutto quando si parla di eccesso di velocità. Dicci la tua
Di' la tua
La parrocchia dei pavoniani a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Padre Lorenzo Agosti nel decennale della canonizzazione, avvenuta il 16 ottobre 2016 in piazza San Pietro
Lagnasco. Ogni anno per la raccolta, Ponso si affida a manodopera stagionale: cinesi, rumeni, albanesi, maliani e ivoriani.
L’indagine della Fondazione Leone Moressa: senza immigrati Italia più vecchia e più povera. Nella nostra provincia sono 154.525 i cittadini stranieri: gli imprenditori nati all’estero sfiorano quota 17mila e sono aumentati del 13% in dieci anni
Una scena di esultanza al Rigamonti - Foto Newreporter ©www.giornaledibrescia.it
di Fabrizio Zanolini
Dopo la sconfitta del 24 gennaio contro il Renate quasi nove mesi di imbattibilità interna scandita da 10 vittorie e 6 pareggi, con 30 gol fatti e 12 subiti

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Lettere al Direttore

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Lettera al Direttore

Abbiamo letto con rammarico l’intervento di un vostro lettore in merito al lavoro del personale sanitario impegnato ogni giorno in Pronto Soccorso. Siamo da sempre in prima linea con campagne di sensibilizzazione e azioni concrete contro gli atti di violenza ai danni di medici e infermieri; nonostante questo, siamo costretti a leggere ancora oggi parole che giustificano coloro che «perdono la tramontana e spaccano tutto». Sebbene la lettera non fosse rivolta direttamente al Pronto Soccorso degli Spedali Civili, ogni cittadino bresciano sa quanto il nostro ospedale sia un punto di riferimento fondamentale per tutto il territorio. I Pronto Soccorso della Asst Spedali Civili accolgono circa 150.000 pazienti ogni anno: in media 410 persone al giorno, ognuna con le proprie problematiche di salute, paure e insicurezze. Il nostro personale cerca di assistere chiunque si presenti, con umanità, empatia e competenza anche nei momenti di maggiore afflusso e di estrema pressione. Riteniamo pertanto che definire gli operatori sanitari come «sconosciuti padroni» intenti a «lucrare gloria» sia profondamente ingiusto e offensivo nei confronti di chi dedica la propria vita professionale alla cura degli altri. Ci auguriamo che la lettera da voi pubblicata sia solo lo sfogo isolato di un momento e non lo specchio di un sentimento diffuso, poiché la fiducia e il rispetto reciproci tra cittadini e operatori sono la base stessa della nostra comunità. Direzione Strategica Scrivo questa lettera con un profondo senso di amarezza e delusione per quanto accaduto ieri presso il Pronto Soccorso degli Spedali Civili di Brescia, una struttura che conoscevo già per motivi ben più complessi e nei confronti della quale nutrivo immensa stima. A febbraio e a giugno di quest’anno sono stata operata presso questo stesso ospedale per la sindrome dello stretto toracico arterioso e venoso bilaterale. In quell’occasione ho trovato un reparto straordinario e un chirurgo eccezionale, il dottor Lomangino, una persona fantastica e un professionista di altissimo livello. Purtroppo, la mia recente esperienza al Pronto Soccorso ha dipinto una realtà completamente opposta, facendomi toccare con mano ciò che spesso si legge sui giornali, ma che fa male il doppio quando la si subisce sulla propria pelle. Nei giorni scorsi, a seguito di una brutta caduta dalle scale, mi sono recata al Pronto Soccorso per accertamenti, nel timore di fratture o di lesioni che potessero compromettere i delicati interventi chirurgici subiti di recente. Arrivata alle 14.49, sono stata presa in carico alle 16.40. Ho richiesto un antidolorifico: mi è stato posizionato l’ago per la flebo, è stato somministrato il farmaco e fatto un prelievo. Dopodiché, il buio totale. Da quel momento fino all’una e trenta di notte, più nulla. Lasciata su una sedia per ore, stanca, dolorante e in condizioni peggiori rispetto a quando sono entrata, ho deciso di chiedere spiegazioni e di esprimere la volontà di tornare a casa. La reazione del personale è stata a dir poco gelida e scocciata: un infermiere, senza dire una parola, mi ha tolto l’ago, ha preso il foglio del triage e mi ha liquidato con un laconico: «Prego, vada». Ciò che ferisce di più non è solo l’attesa infinita - segno di un Pronto Soccorso che purtroppo di «pronto» ha ben poco - ma la totale mancanza di umanità. Durante la permanenza, ci è stato persino detto apertamente da un’infermiera che noi pazienti siamo «l’ingorgo che sovraffolla il pronto soccorso». È inaccettabile che chi si rivolge a una struttura sanitaria pubblica in un momento di fragilità venga trattato come un peso o un fastidio, quasi fossimo colpevoli di aver bisogno di cure. È un forte rammarico per noi cittadini bresciani, che vorremmo poter contare sempre su un’assistenza dignitosa e rispettosa, così come ho avuto la fortuna di sperimentare nelle sale operatorie dello stesso ospedale. Ringrazio per l’attenzione e spero che questa mia testimonianza possa servire a riflettere sull’importanza dell’empatia e del rispetto verso il malato. Elena Galelli Bedizzole Carissimi, questa è la testimonianza di come la fatalità sia ciò che incontriamo ogni volta che vogliamo sfuggire al destino. Ci spieghiamo. Quando è giunta la lettera della signora Elena avevano già in pagina quella inviata dalla Direzione del Civile, alla quale stavamo per rispondere che accoglievamo in pieno il loro appello e che in effetti la missiva di qualche giorno prima, a cui facevano riferimento, conteneva elementi «ingiusti e offensivi», che - lo ammettiamo - avremmo dovuto limare: lo sfogo sarebbe rimasto, ma senza urtare gli operatori che mettono passione e impegno superiore rispetto a quello previsto dal contratto. Tale risposta, alla Direzione del Civile, la confermiamo, senza una virgola in meno, chiedendo scusa a chi s’è sentito offeso. Per questa stessa ragione però un’assunzione di responsabilità occorrerebbe prenderla nei confronti della signora Elena, le cui testimonianza apre una breccia su un problema reale, che coinvolge tutti. Coinvolge noi, in quanto cittadini, che se ingolfiamo i centri d’emergenza quando un’emergenza non c’è, creiamo le condizioni per le quali chi ne ha veramente bisogno patisca un trattamento non consono. Coinvolge la Regione e i dirigenti dell’ospedale, che se non mettono nelle condizioni di lavorare al meglio gli operatori e le operatrici diventano responsabili a tutti gli effetti di un disservizio. E infine coinvolge ogni singolo operatore sanitario, che non è tenuto a un’empatia emotiva, ma cognitiva sì, cioè a comprendere il punto di vista e il quadro mentale dell’altra persona, usando sempre attenzione, riguardo, garbo. Lo scriviamo senza fronzoli, conoscendo e stimando al massimo moltissimi operatori e operatrici che lavorano negli ospedali. È proprio per loro rispetto che diamo eco a uno sfogo limpido e circostanziato. Sapendo che è proprio dagli sbagli riconosciuti che nasce il meglio.

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