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Lettere al Direttore
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Più o meno sei mesi fa, sabato mattina, uscendo come sempre a ritirare il bidone per la carta, che il servizio raccolta rifiuti ritira il venerdì in tarda serata, ho scoperto con sorpresa che il mio bidone non c’era più. Colpevolmente, non mi sono recato subito negli uffici Aprica di via Codignole (lontani parecchi km da casa mia) per denunciare la scomparsa del bidone e ritirarne uno nuovo: chiedendomi perché uno debba rubare un bidone inutile per altri usi, per di più distribuito gratuitamente, ho pensato che, non dovendo smaltire granché, avrei da allora in poi utilizzato il bidone di mia suocera, che abita accanto a noi. Tutto bene sino a maggio, quando mi viene notificata una violazione amministrativa per aver esposto il bidone «fuori dall’orario previsto»: non l’ho mai fatto, ne sono certo; leggendo meglio, noto che la violazione è stata accertata in una via cittadina a oltre nove km da casa mia. La deduzione è logica: chi si è portato via il mio bidone è la stessa persona che lo ha esposto irregolarmente (certo che nessuno glielo contesterebbe, visto che il codice a barre era il mio). Scrivo una mail all’apposito ufficio comunale, spiegando l’accaduto e mi reco alla sede Aprica per segnalare la cosa (e qui un addetto, davvero gentilissimo, registra il «furto» e mi consegna un bidone con un nuovo codice, sottolineando «così adesso lei è a posto»). Non proprio: in questi giorni ho ricevuto infatti un’ordinanza-ingiunzione di pagamento per la violazione segnalata a maggio. L’estensore del provvedimento rileva che, sì, io ho mandato una memoria difensiva, ma che questa «non fa venire meno l’accertamento» perché io ho segnalato la dismissione del bidone il 14 maggio, mentre la violazione è del 16 aprile. Contro ogni logica, l’inflessibile funzionario comunale deve aver ritenuto plausibile che io, per esporre il contenitore della carta in anticipo, lo abbia portato astutamente a 9 km da casa mia (percorrendone altri 9 per tornare). Credo, però, anche di poter anticipare l’eventuale risposta del Comune: codici, date e accertamenti non consentivano di fare altrimenti. Forse la semplice logica, sì. Un dubbio, però, deve aver sfiorato l’estensore del provvedimento perché, bontà sua, «vista la condotta dell’agente», applica la «sanzione minima» di euro 25. Ma (in cauda venenum) nel secondo foglio si aggiungono 30 euro per «spese di notifica del verbale e dell’ordinanza». Quindi pagherò (l’ho già fatto: non dedicherò giornate per ricorrere al giudice di pace) 55 euro per una violazione che con tutta evidenza non posso aver commesso (a meno che non si punisca l’omessa denuncia di scomparsa del bidone…). Nel suo percorso, non drammatico ma un po’ kafkiano, la vicenda mi ha più divertito che indignato (per fortuna i 55 euro non sono troppo funesti per il mio bilancio mensile, ma per molti credo che sarebbero un problema). Spero (ma non ci conto) che l’astuto funzionario, visto che sa dove è stata commessa la violazione e con quale bidone, segnali la cosa agli addetti di Aprica, perché colgano il «mariuolo» sul fatto, sia per l’esposizione del bidone in anticipo, sia per il palese furto (ora denunciato) dello stesso. Lettera firmata Carissimo, c’è poco da dire, almeno per noi, che non siamo Gogol o Camus (per non citare Kafka, che ne avrebbe scritto un libro). Se fossimo loro, nel raccontare quanto l’è capitato, potremmo pure ispirare una lama di sorriso. Amaro, ma pur sempre un sorriso, per una vicenda assurda ai limiti del grottesco, che ben illustra come la rigida burocrazia fa premio su attenzione alle persone e buon senso. Una macchina, quella amministrativa, che sa stritolare chiunque ci finisca dentro. Rendersene conto e considerarla una iattura, al pari delle disgrazie o del cattivo tempo, evita di farsi il sangue amaro o, peggio, d’uscire di senno. Nella speranza che qualche responsabile di quel settore, leggendo il suo resoconto, faccia un esame di coscienza e ponga rimedio in qualche modo a un’ingiustizia piccola, per carità, ma non per questo meno grave e molesta nel far crollare la credibilità del sistema intero. Un po’ come il doppio penny che il piccolo Michael, in «Mary Poppins», rifiuta di dare alla banca, innescando una reazione a catena comica e disastrosa al tempo stesso.
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