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A Ponte San Marco vi è la cascina Papa. Prima di entrare alla destra vi è una panchina in cemento dove negli anni ’80-’90 Mario, Enrico, Vittoria e Anna, verso sera si mettevano. Io spesso passando in moto, uscendo dal lavoro, li salutavo e spesso mi fermavo per fare conversazione. Praticamente quando sono nato erano i miei vicini di casa, coetanei dei miei genitori. Era un appuntamento casuale e, forse proprio per questo, molto bello. Loro contadini e le mogli casalinghe si concedevano questo svago dopo una dura giornata di lavoro. Loro mi scherzavano perché mi dicevano, «T’è sudat» (hai sudato), «T’è strach» (sei stanco), visto che facevo l’impiegato. Erano momenti spontanei, di sane risate. Il 27 maggio 2026, Anna, di 89 anni, l’unica ancora vivente, è deceduta e con lei, fisicamente viene a mancare l’ultima di quel favoloso quartetto, ma non viene a mancare, per me, ma sicuramente per tanti della mia generazione, il ricordo di un mondo spensierato fatto di rapporti umani semplici ma profondi. Fai buon viaggio e saluta gli altri tre. Gianluca Agosti Calcinato Caro Gianluca, c’è poco da dire: ci ha commosso. E quel quartetto ci pare di vederlo. Un po’ perché è stato bravissimo lei, nel raccontarlo; un po’ perché ciascuno di noi qualcosa di simile l’ha vissuto, in un tempo che ora si dipinge ancor più di sole e d’azzurro, a causa del passare degli anni, del ricordo di ciò che di più autentico eravamo.
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