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Lettere al Direttore
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Sono anni che rifletto personalmente su una questione, credo, non di poco conto. Sono passato tante volte davanti alla casa circondariale di Brescia e devo ammettere che ho sempre provato un certo disagio nel vedermi davanti agli occhi un’isola di padri, madri, mogli e sorelle degli ospiti del Fischione alla berlina dei passanti. Volti bassi, gente di schiena, altri assorti in tristi pensieri. Persone, insomma, messe in vetrina in tutte le stagioni. Mi immagino l’estenuante attesa sotto il sole di questo periodo. Mi chiedo se all’interno della struttura, si possa ricavare un luogo discreto e lontano da occhi indiscreti per i parenti degli ospiti del Fischione. Comprendo pienamente i tanti disagi che rendono difficile la guida di una struttura vecchia come Matusalemme, che deve far fronte da sempre al grave problema del sovraffollamento. Non possiamo di certo dimenticare il lavoro esemplare di tanti agenti che ogni giorno si sacrificano, è il caso di dirlo, per mantenere l’ordine, portando poi a casa una prigione umana di tensioni, paure, violenze e frustrazioni. Stati d’animo che credo li accomuni agli ospiti del Fischione, ammassati come sardine in celle che diventano prigione nella prigione. Spero di cuore che si riesca a trovare almeno una piccola soluzione per i parenti in attesa. Angelo Vezzoli Urago d’Oglio Caro Angelo, chiamiamola «carità cristiana» o semplicemente «pietà umana», ma ciò che chiede merita realizzazione. E già che siamo in tema riprendiamo parte delle parole che in questi giorni un ex detenuto, Walter Monaco, ha rivolto al presidente Mattarella: «Oggi non sono più recluso ma guardando indietro posso rivedermi dentro le celle di Milano, Brescia, Bergamo, e posso sentire nuovamente il dolore e il forte disagio di una persona che ha sbagliato e che deve riprendere in mano la propria vita. Se davvero esiste un inferno, i detenuti in Italia lo stanno vivendo. Celle sovraffollate, sporche, il nuovo provvedimento emesso dal Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) prevede di togliere anche i frigoriferi dalle celle roventi. Scarafaggi, docce poste sopra le turche, caldo asfissiante, tutto ciò mentre il governo ha limitato ulteriormente la nostra libertà di movimento all’interno delle sezioni e dei bracci comuni. L’opinione pubblica rimane sempre la stessa, dà contro i carcerati, "hanno sbagliato allora è giusto che paghino, non è mica un hotel il carcere". Per questa ragione, le chiediamo di proporre lei direttamente un atto di clemenza. Gli agenti della Polizia Penitenziaria anche loro stremati da turni senza fine, si alzano la mattina sperando di poter rientrare la sera senza essere stati colpiti da qualche detenuto. Mi domando com’è possibile fare lavorare gli agenti in questo modo, sono persone che stanno al di là delle sbarre ma spesso guardandoli sembrano vivere peggio di noi, perché tutto questo?». Già, perché? Una domanda che, in coscienza, ciascuno si dovrebbe porre, con il coraggio di guardarsi allo specchio.
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