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Lettere al Direttore
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A cinquantadue anni da quella mattina piovosa del 28 maggio 1974 che stroncò in un attimo (alle ore 10.12) 8 vite provocando 102 feriti, non si sa nulla. Chi ha ideato il massacro, chi l’ha eseguito? Quale disegno ci stava dietro? Interrogativi inappagati. Non conosciamo la verità, e giustizia, non è stata fatta: ricordiamo perciò il cinquantaduesimo anniversario della Strage di piazza della Loggia con amarezza. Questi sono fatti che nessuno può archiviare e le parole di polemica che si sovrappongono a questi fatti non li possono né cancellare né far dimenticare. Io non giudico i giudici, se finora non sono stati messi in grado di indicare con certezza i responsabili della Strage. Io giudico i fatti. E il fatto che pesa come un macigno sul passato della nostra storia democratica è il buio sulle stragi. Perché non si conoscono i mandanti e gli esecutori delle stragi di Milano, di Brescia, di Bologna, di Ustica, dei grandi delitti del terrorismo politico, mafioso. Perché il terrorismo brigatista è stato sconfitto e si è saputo quasi tutto delle sue criminose attività, mentre c’è ancora tanto mistero sul terrorismo stragista? Che scopo avevano quelli che hanno messo le bombe sui treni, nelle piazze e nelle stazioni dal 1969 in poi? Le risposte a questa domanda possono essere diverse. La sola cosa che non si può accettare è che si dica «lasciate perdere!», è l’invito a dimenticare, al silenzio, all’omertà, al non farci più quelle domande. La risposta è dovuta ai familiari delle vittime e al Paese. È dovuta perché non possiamo avere tante pagine bianche nel nostro passato. Io credo, che per conoscere la verità sul passato ed essere garantiti per il futuro è importante l’abolizione del segreto di Stato per i procedimenti giudiziari relativi alle stragi. Per tutto questo c’è tanta amarezza ma non rassegnazione. Ed è per reclamare con voce ormai rauca quella verità e quella giustizia che il 28 maggio 2026 migliaia di cittadini bresciani si ritroveranno in piazza Loggia. Forse coltivano ancora l’illusione di poterle ottenere. Renato Bettinzioli Brescia Caro Renato, non è un giorno qualunque per Brescia, né per l’Italia, che fu minata dal terrorismo nelle fondamenta. Per fortuna - e per merito di chi rimase saldo, nonostante il fuoco che divampava - ne siamo usciti, mantenendo una struttura democratica, il vero bersaglio della rivolta armata. È a partire da questa certezza che alla sua voce rauca aggiungiamo la nostra, reclamando verità storica, prima ancora che giudiziaria. Se infatti i processi tuttora in corso arrivassero a una sentenza limpida, come si potrebbe parlare, a distanza di tanti anni, di giustizia? Tanto vale concentrarsi allora sulla buona memoria, consci che il male ha dilaniato, senza però fare breccia.
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