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Lettere al Direttore
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Vorrei riuscire a trasmettere i sentimenti che ho provato nei giorni scorsi, quando è venuta a mancare la mia amata mamma e abbiamo ricevuto le visite di condoglianze. Innanzitutto avendo una sala grande abbiamo potuto tenere la salma della mamma a casa. E già questa è una cosa non più così scontata! Aprire la propria casa, e far entrare quanti ci vogliono dimostrare il loro affetto sembra una cosa d’altri tempi, invece se è possibile può darti tanto conforto. Il dolore per la perdita di una persona cara è forte e in modo particolare quando si perde la mamma! Essendo noi una famiglia che vive in paese, la dimostrazione di affetto da parte dei compaesani è stata notevole. Portare le condoglianze ai familiari è una pratica ricca di carità, dimostra che ti sta a cuore il dolore di chi sta soffrendo un lutto. Vedere volti amici che si avvicinano al tuo dolore e pregano per il tuo familiare e ti raccontano aneddoti legati alla sua vita è una consolazione. Noi abbiamo avuto la dimostrazione che apparteniamo ad una comunità, facciamo parte di una grande famiglia che è il nostro paese. Oramai i tempi presenti ci portano a rapporti freddi, saluti di circostanza, indifferenza, ma scoprire quanto sia bello seppur nel dolore vedere che fai parte di una realtà che riassapora i valori che un tempo erano radicati nell’etica familiare, cioè recarsi a far visita ai defunti e recitare preghiere. Sembra così lontano il ricordo delle veglie di preghiera in cui si recitavano i rosari in suffragio dell’anima del defunto, mentre oggi la preghiera è considerata una cosa antica e non più di moda e molte volte non viene recitato nemmeno un «L’Eterno riposo». Riprendiamo questa pia pratica, farà bene all’anima del defunto, ma anche ai familiari. Con questi pensieri voglio dire quanto fa bene sentirsi amati da chi conosci e ricordarci che portare il nostro cordoglio di persona, con un abbraccio, vale più di cento o mille parole: è un atto d’amore ricco di carità fraterna di cui i nostri tempi hanno bisogno! Con riconoscenza, ringrazio di cuore quanti hanno fatto visita alla mia mamma e hanno fatto sentire la loro vicinanza alla mia famiglia. Maristella Botticino Sera Cara Maristella, ci dispiace proprio. Anche di averlo saputo così, ora, attraverso questa lettera. Chiediamo scusa per non esserle stati vicini prima, cerchiamo di ovviare ora, confidando che questo tempo - i giorni in cui il calore di amici e parenti si raffredda e si rischia di restare soli con il proprio dolore - sia propizio per la vicinanza. Sua mamma del resto la ricordiamo bene, poiché anche lei assidua lettrice del GdB e in molti casi anche penna felice, proprio di questa pagina. Severina si chiamava, pur se di severo aveva nulla, mentre non si stancava di creare relazioni con mille persone, con un’empatia rara e preziosa. Ecco perché da oggi anche noi ci sentiamo un po’ più poveri, mentre ci conforta sapere che lei, Maristella, ne porterà alto il nome e la memoria. Un abbraccio.
Qualità, contenuti, relazioni, territorio. GdB+ il valore di esserci.
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