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Lettere al Direttore
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Sono una caregiver e seguo mia madre disabile e non autosufficiente (art. 3 comma 3) in ossigenoterapia notturna e ormai da un anno a questa parte peggiora continuamente, e vorrei far capire quanto sia faticoso fisicamente e psicologicamente senza aiuti concreti per chi deve stare con queste persone. Da ben 2 anni è in lista per le Rsa e un mese fa ho fatto domanda per l’aggravamento (da 450ª è passata a circa 270ª). Ovviamente ci sono Rsa come solventi per circa 3.000 euro al mese. Nel frattempo ho pensato ad una badante ma anche qui i costi sono abbastanza elevati, una badante convivente costa circa 1.800 euro più contributi (più vitto e alloggio) con sabato e domenica (giustamente) liberi e la notte non ho capito bene se è di aiuto o meno. Mia madre prende 1.400 euro di pensione (con l’accompagnamento) e paga un affitto e spese varie e non ha nessun risparmio da parte. Io contribuisco alle spese dove mia madre non ci arriva. Ho anche un fratello ma al momento del bisogno ha pensato bene di sparire (ormai da più di un anno) dalla vita di mamma e con pochi euro al mese come aiuto si è lavato la coscienza. Usufruisce di servizi di Rsa aperta e mandano un educatrice e una fisioterapista 30/40 min l’una a settimana (cioè una sciocchezza) e un servizio di igiene convenzionato dal Comune per la doccia una volta a settimana (10 euro al mese). Io ho un lavoro part time (sì, ho i famosi 3 giorni di 104) e sono una nonna ma tutto il mio tempo ormai è a casa con mia madre... un anno che non vado in vacanza e non mi allontano da Brescia perché ha bisogno di essere aiutata in ogni cosa. Oggi la riporto a casa dall’ennesimo ricovero e si ricomincia... e la mia depressione ringrazia e farò domanda per me stessa per la Rsa visti i tempi biblici di attesa. Questa è la mia situazione ma penso che siamo in molti a viverla ogni giorno... Lettera firmata Carissima, certo è così, non è l’unica ad affrontare simili necessità e a vivere certe esperienze. Ciascuno poi le affronta a modo suo, chi con la fortuna di poter contare su una rete famigliare e comunitaria robusta, chi invece lasciato in balia della corrente, sommando ai problemi delle persone in difficoltà anche i propri. Una stanza buia, da cui non se ne esce ed è difficile anche per noi far filtrare un raggio di luce. L’unico appiglio, se possiamo permetterci, è di non lasciarsi soverchiare dal macigno che incombe, bussando alle porte senza vergogna, cercando aiuto finché aiuto non si riesce a trovare. P.S. Questa aggiunta non riguarda chi ci ha scritto, bensì tutti coloro che sono a conoscenza di situazioni simili, parenti, amici, vicini di casa, semplici conoscenti, affinché prestino attenzione e non voltino lo sguardo dall’altra parte. A volte basta poco per fare molto, è sufficiente una mano tesa, un orecchio che ascolta, qualche ora del proprio tempo per dare una mano a chi aiuto non ha. È qui che sta la differenza tra un mondo cinico, dove si sta male tutti, e una comunità attenta, nella quale nessuno è lasciato solo.
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