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Lettere al Direttore
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Le scrivo in qualità di docente di Matematica presso il Liceo Scientifico «Copernico» di Brescia, spinta dalla lettura della lettera pubblicata sul Suo giornale e, soprattutto, dalla sua risposta sul tema dell’introduzione della settimana corta nel Distretto 10 della Bassa Bresciana, motivata dalla riorganizzazione dei trasporti pubblici. Condivido pienamente le preoccupazioni espresse nella lettera del lettore, mentre trovo la sua risposta - che invita la scuola a «modificare la metodologia di insegnamento» e ad adattarsi ai nuovi tempi - poco aderente alla realtà quotidiana della didattica e dell’istituzione scolastica. Vorrei offrire alcuni spunti di riflessione dal punto di vista di chi la scuola la vive ogni giorno dall’interno: 1. La qualità dei risultati e la diluizione dei saperi: i recenti dati Ocse Pisa confermano che i Licei e le scuole del Nord-Ovest raggiungono livelli di eccellenza internazionali. Questo successo è frutto anche di un modello su sei giorni che consente una corretta «diluizione» dei saperi e dei tempi di assimilazione. L’apprendimento, specialmente nelle materie scientifiche come la Matematica, richiede continuità, ritmi sostenibili e tempi distesi. Il prolungamento continuativo dell’orario scolastico fino alle 15:00 appiattisce inevitabilmente la curva di attenzione e la ricettività degli studenti nelle ultime ore di lezione, penalizzando proprio il processo formativo. 2. La rigidità della Maturità e delle indicazioni ministeriali: dire che la scuola debba adeguare i propri metodi a giornate più corte o concentrate ignora il fatto che le prove di Stato (a partire dal secondo scritto di Matematica per il Liceo Scientifico) e gli standard nazionali richiedano un livello di approfondimento rigoroso e complesso. Non possiamo «snellire» o modificare arbitrariamente i programmi o l’impostazione metodologica quando l’esame finale richiede competenze strutturate e solide che necessitano di tempo. 3. Il ridimensionamento dell’offerta extracurricolare e del recupero: una giornata scolastica in cui le lezioni curricolari si protraggono fino alle 15 cancella di fatto la disponibilità di tempo nel pomeriggio. Dove e quando si collocheranno le attività di supporto e ampliamento? Penso agli sportelli di recupero gratuiti - fondamentali per dare pari opportunità a chi non può permettersi ripetizioni private -, ai laboratori di teatro, alla preparazione ai Giochi di Matematica e ai tanti progetti d’istituto. Se l’orario delle lezioni occupa la giornata fino a metà pomeriggio, si impoverisce drasticamente l’offerta formativa e sociale della scuola. 4. Il vero nodo: si taglia sui servizi anziché investire. L’introduzione della settimana corta nel Distretto 10 non nasce da un progetto pedagogico, ma dalla carenza di autisti e investimenti nel trasporto pubblico locale. Si sceglie, ancora una volta, di far ricadere i tagli strutturali di un servizio essenziale come i trasporti sulla scuola e sul diritto allo studio, esattamente come spesso accade per la sanità. Sebbene il nostro Liceo al momento non sia coinvolto, il rischio che questa logica del «taglio» si estenda a tutta la provincia è concreto e preoccupante. 5. La scuola come presidio educativo e sociale: mentre da un lato si promuove il «Piano Estate» e si chiede a gran voce che la scuola rimanga aperta più a lungo come punto di riferimento per i giovani, dall’altro si riduce la loro presenza a scuola durante la settimana, lasciandoli con intere giornate libere nei fine settimana senza un’adeguata rete di supporto. L’esperienza degli Istituti Comprensivi di realtà come Milano, dove la settimana corta è la norma da tempo, ci dimostra purtroppo che lasciare ragazzi giovanissimi (anche di 11-12 anni) liberi per interi pomeriggi senza una rete scolastica e sociale di supporto non ha portato benefici, alimentando talvolta fenomeni di disagio giovanile e devianza. La scuola deve rimanere un presidio vivo, accogliente e costante. I nostri studenti meritano investimenti seri sui servizi e sulla mobilità, non un ridimensionamento del modello scolastico per far quadrare i bilanci delle aziende di trasporto. La qualità dell’istruzione e il futuro dei ragazzi non possono essere una variabile dipendente dagli orari degli autobus. Chiara Ottolini Cara Chiara, ci ha convinto. Lo scriviamo così, senza girarci attorno. Le argomentazioni che pone sono valide, con la chiosa finale ch’è uno scacco matto: è vero, «la qualità dell’istruzione non può essere una variabile dipendente dagli orari degli autobus». Grazie dunque per aver raccolto il nostro invito a ragionare qui, insieme. Un primo passo l’abbiamo fatto, rimane il resto del cammino: come utilizzare quelle ore, cosa metterci dentro. P.S. Resta anche il problema dei trasporti, che pesa sui ragazzi. Ma per quello non serve un insegnante, direbbe Troisi, «basta un capotreno».
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