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Lettere al Direttore
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Riguardo la vicenda di Di Battista, lei direttore ha risposto: «Rimane invece l’amarezza di un astio sospeso neppure di fronte a una disgrazia, presumendo il privilegio e schiumando disgusto per una questione economica, lasciando pallido sullo sfondo ciò che dovrebbe essere l’unico baricentro che conta: la vicenda umana di una persona, malata». Scusi, ma di quale astio parla? Nessun astio, ma coerenza. Soprattutto quando si parla di privilegiati. Massimiliano Bettoni Caro Massimiliano, mi rendo conto che posso aver dato l’impressione che «astio» ci fosse soltanto in coloro che hanno scritto le lettere, ponendomi su un pulpito che non mi appartiene. «Astio» è invece un sentimento che ho provato d’acchito anch’io, di fronte al sospetto di una disparità di trattamento, dando per scontato che la notizia fosse vera e portando il fuoco dell’attenzione sull’aspetto economico. Soltanto facendo mente locale ho compreso d’essere talmente condizionato dall’idea della casta da liquidare con una frase di circostanza l’altra notizia, quella di un male grave che ha colto una persona. Perché questo è il punto: ritenere i politici innanzitutto dei privilegiati, è il modo in cui in un certo senso li si disumanizza, autorizzando inconsciamente a giudicarli con spietata freddezza. Una tentazione a cui dobbiamo opporci, facendo resistenza, ricordando che il denaro non è misura di tutte le cose e che l’essere umano viene prima.
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