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Lettere al Direttore
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Mi chiamo Monica, scrivo da Flero, e in occasione della Giornata mondiale del cane di oggi, vorrei presentarvi la storia di Kelly. Kelly è la mia Golden Retriever, ha quasi 10 anni ed è il regalo più bello che abbia mai ricevuto nella mia vita, mi è stata regalata da mio marito quando era solo un batuffolo... non sapevo che questo regalo mi avrebbe cambiato la vita. Non è solo un cane, è famiglia. È la mia ombra, la mia gioia, il mio tutto. Kelly è un cane da salvataggio in acqua, volontaria insieme a me. Quando indossa la sua pettorina rossa diventa un’eroina: forte, coraggiosa, non ha paura delle onde. L’ho vista nuotare con un cuore grande così, per aiutare gli altri. E ogni volta mi scoppia il cuore di orgoglio. Ora si gode la «pensione» ma avendo un grande cuore non si è fermata del tutto! Kelly è anche dolcezza allo stato puro. Insieme andiamo in una Rsa a trovare gli anziani. Non serve che faccia niente di speciale: entra in punta di zampa si fa accarezzare, appoggia il suo muso morbido sulle loro ginocchia e in un secondo porta dolcezza, sorrisi e ricordi. Per molti di loro quella carezza è uno dei momenti più belli della settimana. Gli anziani la accarezzano e i loro occhi si illuminano. I miei anche. Lei regala amore senza chiedere nulla in cambio. In un mondo che corre troppo, lei ci ricorda cosa conta davvero. A quasi 10 anni il suo muso è diventato un po’ più bianco, come una nonnina saggia. Cammina un po’ più piano, dorme un po’ di più vicina a me. Ma i suoi occhi sono gli stessi del primo giorno in cui è arrivata: pieni di amore incondizionato, di quella fedeltà che solo un cane sa darti. Credo che in questa giornata mondiale del cane non si debba celebrare «solo il cane», ma quello che il cane ci insegna: a salvare senza chiedere, ad amare senza misura, a portare gioia dove a volte c’è il silenzio. Grazie a Kelly per avermi insegnato la gioia di un tuffo in piscina, nel lago o nel mare, di un bacio bagnato, di un sorriso. Grazie per avermi insegnato cos’è l’amore vero. Buon World Dog Day a tutti i cani del mondo, e soprattutto alla mia Kelly. Monica Moreschi & Kelly Flero Sono di parte, lo ammetto senza alcuna difficoltà. Amo i cani. Se al ristorante vedo un cane accanto a un tavolo, anziché chiedere di essere spostata, se posso scelgo proprio il tavolo vicino. Mi piace la loro presenza, mi mette di buon umore e, francamente, in tanti anni non ricordo di essere mai uscita da un ristorante traumatizzata da un pelo di cane. Ho letto oggi un nuovo intervento sulla possibilità di far viaggiare anche i cani di grossa taglia nella cabina degli aerei. Vi si osserva, tra l’altro, che non si possono mettere sullo stesso piano bambini e animali. Certo che no. E credo che nessun amante degli animali dotato di buon senso pretenda di farlo. Ma, già che parliamo di affetti e di «famiglia», forse non dovremmo neppure fingere di non conoscere una realtà molto meno comoda da raccontare: quella di tanti anziani che trascorrono gran parte delle loro giornate soli e che hanno come principale, a volte unica, compagnia proprio un cane. I figli - esseri umani e dunque, secondo una certa curiosa graduatoria, certamente «superiori» al cane - ci sono. Solo che spesso sono molto impegnati. C’è il lavoro, naturalmente. Ma poi ci sono la palestra, l’aperitivo, il pranzo, la cena, il weekend, gli amici, le vacanze e mille altri irrinunciabili impegni della vita moderna. Il cane, invece, è lì. Non guarda l’orologio, non ha un aperitivo, non deve andare in palestra e non telefona dicendo: «Mamma, questa settimana proprio non riesco a passare». Aspetta, fa compagnia, segue il suo anziano padrone da una stanza all’altra e magari gli dà anche una ragione per uscire di casa la mattina. No, un cane non è un figlio. Su questo siamo perfettamente d’accordo. Ma qualche volta sarebbe interessante chiedere a certi genitori anziani chi, nella concretezza delle loro giornate, sia più presente. Quanto poi al problema delle allergie al pelo, certamente serio per chi ne soffre, non mi pare un argomento decisivo contro la presenza dei cani in cabina. Le compagnie possono organizzare il trasporto degli animali prevedendo adeguate cautele e informando i passeggeri della loro presenza, consentendo a chi abbia problemi o semplicemente non desideri viaggiare vicino a un cane di essere diversamente sistemato o di scegliere un’altra soluzione di viaggio. Si chiama libertà di scelta. Ed è una libertà che, curiosamente, deve valere in entrambe le direzioni: per chi non gradisce la presenza di un cane, ma anche per chi, come me, ne è felice. Se al prossimo volo mi proponessero di scegliere tra il posto accanto a un cane e quello accanto al passeggero che si toglie le scarpe, non avrei bisogno neppure di sapere la razza del cane. Sceglierei il cane. Eva Feroldi Una lettrice felicemente di parte Cara Monica e cara Eva, nella giornata del cane - di cui ignoravamo l’esistenza, lo confessiamo, ma ormai non c’è alba che non contempli la propria specifica ricorrenza: tenerne il conto è impresa improba - scegliamo le vostre lettere, restando della nostra idea. Che con i cani non c’entra. Su essi infatti abbiamo nulla da dire, se non la meraviglia che proviamo al cospetto degli esseri senzienti e l’ammirazione per l’amore incondizionato, senza riserve, calcoli, maschere o secondi fini che nei confronti degli umani dimostrano. Un pensiero va invece proprio a noi umani, che facciamo sempre più fatica a sopportarci vicendevolmente, a reggere la complessità delle relazioni personali, preferendo la lineare e coerente innocenza degli animali di compagnia. Come spiega bene lo psichiatra e saggista Paolo Crepet, «relazionarsi con un altro essere umano è faticoso, richiede mediazione, ascolto, capacità di gestire il conflitto e, soprattutto, il rischio di essere rifiutati o giudicati. L’animale domestico offre invece una relazione lineare e asimmetrica: non parla, non critica, non mette in discussione le nostre fragilità e ci accetta incondizionatamente». Lo scriviamo senza ergerci sul piedistallo, subendo pure noi la medesima tentazione. E non soltanto quando chi è seduto accanto a noi si toglie le scarpe e rimane in calzini sull’areo.
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