Youssef Siher intervistato dai giornalisti a margine della manifestazione dei Giovani Palestinesi a Milano
Il 30enne cresciuto nel Bresciano è ritenuto dagli inquirenti la «mente» del movimento. Le accuse riguardano istigazione aggravata e violenza organizzata
L'acqua del rubinetto diventa più cara
di Alice Scalfi
Lunedì la conferenza dei Comuni dovrà esprimere il proprio parere sull’aggiornamento adottato dall’Ufficio d’ambito
Giorgio Massenza Milani © www.giornaledibrescia.it
Il titolare Giorgio Massenza Milani abbasserà la serranda il 31 dicembre. La sua analisi tra l'impatto della moda veloce, il calo della sartoria artigianale e il cambio delle abitudini e dell’identità del centro storico
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La decorazione consiste in una croce smaltata di verde e bordata di oro
Un’onorificenza ambita all’insegna di impegno e orgoglio. Inizia un viaggio tra i protagonisti bresciani
Aldo Moro
di Nicola Rocchi
Il libro di Andrea Vezzaro «La caduta. Cronache sulla diaspora democristiana», che lunedì sarà presentato a Brescia, è una meticolosa ricostruzione della dissoluzione del partito
Andrea Quaresmini - © www.giornaledibrescia.it
di Giovanni Gardani
L’ex bomber Bertoli ha studiato gli orange. Domenica alle 17.30 lo sfida con la sua Pro Vercelli
L’allenatore valgobbino Paolo Sammarco - © www.giornaledibrescia.it
di Alberto Rossini
Trasferta insidiosa per i rossoblù a Crema dopo in ko in rimonta di Carpi. Contro la squadra dei tanti ex serve uno scatto d’orgoglio e una reazione
Il tecnico del Desenzano Marco Gaburro - © www.giornaledibrescia.it
di Enrico Passerini
Con la Giana Erminio del tecnico Tacchinardi (forse) l’ultima interna sul neutro di Ospitaletto
Fornaci, assalto al bancomat nella notte
Il mezzo era ben nascosto, non distante dalla filiale del Credit Agricole di via Malanotte. La Polizia sta ora comparando le immagini delle telecamere della banca
Gli Antichi Originari gestivano anche i pascoli - Foto Facebook/Gessica Cottali
di Barbara Fenotti
Nati per gestire in comune boschi, pascoli e terreni, hanno attraversato 500 anni di contese e cambiamenti: oggi sono rimasti in 340 e si preparano a celebrare il loro anniversario nel 2027, ma le regole che ne hanno custodito l’identità rischiano di decretarne la scomparsa
Una ricca colazione
Adesso è un appuntamento da mettere in agenda, un rito da condividere, un’occasione per sfoggiare l’outfit giusto
Frans Snyders, Natura morta
Dal lago di Garda con amore… e col profumo di limoni nell’aria
Tante le edicole aperte oggi in città
Sono 43 le rivendite aperte anche nella giornata di festa in cui potete trovare il nostro quotidiano. Ecco l’elenco completo
Una cerimonia al Quirinale di consegna delle onorificenze
Si tratta di Giovanni Bonsignori e Giacomo Zanini. Dal 1902 a oggi sono oltre cento a essere entrati nell’albo: i primi a riceverlo Carlo Gorio ed Ercole Strada.

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Lettere al Direttore

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Lettera al Direttore

Una riflessione sulla felicità, sulla crescita e sul rischio di giudicare un’intera generazione attraverso il comportamento di pochi. «Perché cerco la felicità? Che cos’è davvero questa felicità che desidero? Perché sento il bisogno di cambiare la mia vita per raggiungere qualcosa che nemmeno conosco? E soprattutto, qual è il primo passo?». Sono domande di un adolescente. Domande straordinarie, che meritano di essere ascoltate e prese sul serio. Perché è proprio quando un ragazzo comincia a interrogarsi sul significato della propria esistenza, sui propri desideri e sul proprio futuro che inizia quel meraviglioso e difficile cammino che lo porterà a diventare uomo, a diventare adulto. Diventare grandi non significa semplicemente compiere diciotto anni, trovare un lavoro o raggiungere l’indipendenza economica. Significa iniziare a chiedersi per che cosa valga la pena vivere. Significa scoprire che non basta desiderare qualcosa per essere felici, che non tutto ciò che attrae realizza, che la libertà non consiste nel fare qualsiasi cosa, ma nell’imparare a scegliere ciò che rende bella e significativa la propria esistenza. Ecco i giovani che incontro. Ragazzi che cercano, che si interrogano, che sbagliano, che desiderano essere amati e che hanno bisogno di adulti capaci di accompagnarli senza pretendere di avere sempre una risposta pronta. Poi arrivano i fatti di Milano di sabato 17 ottobre. Episodi di caos, saccheggi e violenza. Ed ecco migliaia di parole, analisi sociologiche, commenti sul disagio giovanile, sulla crisi educativa, sulla generazione perduta. Ma siamo sicuri di guardare la realtà nelle sue giuste proporzioni? Da sempre le grandi città conoscono momenti di tensione collettiva. Da sempre, in determinate circostanze, l’effetto folla può favorire comportamenti che le singole persone difficilmente metterebbero in atto da sole. Questo non giustifica nulla, naturalmente. Chi distrugge, aggredisce o saccheggia deve rispondere delle proprie azioni. Ma un conto è condannare con fermezza la violenza, un altro è trasformare il comportamento di alcune centinaia di ragazzi in una diagnosi sociologica su milioni di giovani. Anche assumendo una partecipazione complessiva di circa cinquemila persone e alcune centinaia di responsabili delle violenze, staremmo parlando di una realtà numericamente molto circoscritta rispetto alla popolazione di Milano e, ancor più, a quella dell’intera Lombardia. Possiamo davvero utilizzare una minoranza così limitata per descrivere un’intera generazione? Credo che abbiamo bisogno soprattutto di realismo. Non di minimizzare, ma nemmeno di ingigantire. Non di nascondere i problemi, ma di riconoscerne le dimensioni effettive. Sappiamo che consegnare senza adeguata educazione e accompagnamento strumenti tecnologici potentissimi a bambini e preadolescenti comporta rischi importanti. Su questo famiglie, scuole e istituzioni devono assumersi responsabilità concrete. Ma anche qui occorre evitare facili scorciatoie: non possiamo attribuire automaticamente alla tecnologia ogni comportamento violento, né considerare tutti gli adolescenti incapaci di gestire la propria libertà. Ogni giorno migliaia di ragazzi studiano, praticano sport, aiutano in famiglia, fanno volontariato, frequentano gli oratori, si impegnano per gli altri. E soprattutto si pongono domande profonde, come quelle sulla felicità da cui siamo partiti. Di questi ragazzi si parla troppo poco. Non fanno notizia perché non rompono vetrine, non saccheggiano negozi, non provocano scontri. Eppure sono una parte fondamentale della realtà giovanile. Il rischio è che, continuando a raccontare i giovani quasi esclusivamente attraverso i loro comportamenti peggiori, finiamo per non vedere più tutto il bene che esiste. Non abbiamo bisogno di adulti che descrivano continuamente i ragazzi come un problema. Abbiamo bisogno di adulti che li conoscano, li ascoltino, li responsabilizzino e abbiano fiducia nelle loro possibilità. E forse dovremmo tornare proprio a quella prima domanda: «Che cos’è la felicità che sto cercando?». Un adolescente che si pone questa domanda non è semplicemente un ragazzo in crisi. È una persona che sta crescendo, che comincia a prendere sul serio la propria vita. Non lasciamo che il rumore di poche centinaia di ragazzi ci impedisca di ascoltare le domande silenziose di migliaia di altri giovani. Perché è proprio da quelle domande che nasce il futuro. Don Umberto Tagliaferri Caro don Umberto, ha ragione, dei giovani tutti parlano, pochi li fanno parlare. Dovremmo invece cominciare a farlo, da adulti, ciascuno per il proprio ruolo, evitando omertà e silenzio. A questo proposito, ci ha colpito la testimonianza di una quasi diciottenne, all’ultimo anno del liceo. Nella sua classe, abbiamo saputo, diverse sono le posizioni riguardo quanto sta accadendo, parecchie critiche, altre più aperte alla comprensione, mai alla violenza. Nessun insegnante ha però chiesto loro cosa pensassero, ne hanno discusso in proprio. A dimostrazione che la maturità non è questione d’età, bensì di cuore e sguardo.

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