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Lettere al Direttore
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Due settimane fa è apparsa una lettera di una madre risentita per l’accoglienza ricevuta dal figlio in prima liceo, il quale anziché ricevere incoraggiamento per il percorso impegnativo, ha dovuto sorbirsi un elenco di previsioni nefaste, circa bocciature, selezione etc. etc. A tal proposito vorrei condividere l’esperienza del mio primo giorno di scuola superiore di 45 anni fa. L’insegnante di italiano dell’istituto professionale cominciò ad interrogarci sui tempi verbali. Io ed altre 4 ragazze, provenienti da una scuola media della provincia, stessa sezione, ci siamo trovate impreparate. Alcuni docenti, tra cui la professoressa di italiano, avevano aderito all’ideologia sessantottina: niente nozionismo, poesie imparate a memoria, regole, grammatica, geografia etc. etc. per cui rimanemmo a bocca chiusa, a differenza di altri provenienti dalla città che fecero bella figura. Ci sentimmo umiliate, impaurite rispetto alle aspettative; tornammo a casa abbacchiate. Mi fermai a pranzo dalla mia compagna e per fortuna sua madre ci rincuorò, suggerendoci di rivolgerci ad un loro amico insegnante. Prendemmo un libro di grammatica e studiammo i verbi fino a sera inoltrata. Io ero molto determinata, avevo già scelto la professione futura di infermiera. Con il tempo ho realizzato che difficilmente si recuperano le basi, se non costruite a tempo debito, ciò però non ha precluso la possibilità di ampliare la mia conoscenza. Proseguii gli studi, lavorando e scelsi una facoltà umanistica, in un’altra città. Spesso mi sono chiesta se quella scelta, fatta di tanta fatica e rinunce abbia avuto un senso, dato che non ha apportato cambiamenti nella vita lavorativa, per motivi che meriterebbero una dissertazione a parte. Sì, ha avuto un senso, mi ha aperto mondi, ampliato interessi, passioni, è stata un’occasione di incontri, di trasformazione ed ha aggiunto quel quid in più nello svolgimento della mia professione. Quindi rivolgendomi alla madre e al figlio della lettera dico che di insegnanti non attagliati ne incontrerà molti, mentre pochi, di cui serberà un ricordo a vita, saranno capaci di coltivare la meraviglia, la curiosità, l’amore per il sapere. Questa è la finalità di qualsiasi istituto, dal professionale al più prestigioso liceo. Ognuno è portatore di una storia famigliare e scolastica diverse, di risorse che un bravo insegnante sa far fiorire. Quindi mai arrendersi, le delusioni sono un viatico per la vita futura, costellata da innumerevoli passioni tristi, alle quali non bisogna soccombere, ma saper trasformare in azioni virtuose proprio attraverso ciò che qualcuno ha saputo trasmetterci. Giuseppina Zaninelli Brescia Cara Giuseppina, la sua lettera sta in piedi da sé e non ha bisogno di alcunché, contenendo un manuale pronto per l’uso di saggezza: mai abbattersi, vedere sempre il positivo, trasformare il negativo in azioni virtuose. Che altro potremmo aggiungere, se non il dispiacere di non averla qua di fronte, in persona, per stringerle la mano e abbracciarla anche, ringraziandola sinceramente per aver condiviso un pezzetto della donna che è, aiutando nel contempo noi a comprendere la persona che vorremmo essere.
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