Le monache devote a una donna crocefissa

Clementina Coppini
Sono le eredi di Anselperga, figlia di Desiderio: scelsero come simbolo santa Giulia, una donna che aveva subito lo stesso martirio di Gesù Cristo, la crocifissione
Monache in preghiera
Monache in preghiera
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Ricche, evolute, colte e piuttosto indomite, tanto da scegliere come simbolo santa Giulia, una donna che aveva subito lo stesso martirio di Gesù Cristo, la crocifissione: queste sono le monache che vivevano a santa Giulia, le eredi di Anselperga, figlia di Desiderio. Santa Giulia, uccisa non come san Pietro, torturato e appeso in croce a testa in giù, non come sant'Andrea, torturato e appeso alla croce a forma di ics che ha preso il nome dal santo ed è diventata un segnale di pericolo ferroviario; lei fu crocifissa proprio come il Messia.

Veniva da Cartagine ed è una santa degli inizi del IV (si dice che il suo supplizio risalga al 303, ma la data non è certa e secondo alcuni la sua esistenza potrebbe essere posticipata di quasi duecento anni) secolo, cioè delle origini, per cui le sue vicende sono legate alla leggenda. Fu catturata, comprata da un mercante di nome Eusebio, che la portò in Corsica. Eusebio ammirava quella giovane così devota alla nuova religione, ma, mentre si trovava a Capo Corso, durante una festa pagana Eusebio fu addormentato e la ragazza rapita per essere portata a un maggiorente locale, tale Felice, che era attratto da lei e la voleva per sé. E che la costrinse a inchinarsi davanti alla statua di Giove. Sì, proprio Giove. Strano, vero, che ora il più grande complesso a lei dedicato confini proprio con il tempio del Signore dell'Olimpo? Lei rifiutò perché era cristiana.

Martirio di santa Giulia di Floriano Ferramola
Martirio di santa Giulia di Floriano Ferramola

Fu picchiata, le furono strappati i capelli e venne flagellata, proprio come il Signore. E come lui fu crocifissa. Per alcuni inchiodata, per altri legata. I monaci benedettini di Gorgona, avvertiti in sogno del supplizio, si recano sul luogo del martirio, raccolgono le sue spoglie dal mare dove era stata gettata, ungono d'olio profumato i suoi resti e mettono le sue reliquie in un sepolcro (altro riferimento alla Passione).

Il ricordo del corpo di una donna fedele, umile e operosa offeso e mutilato (le avevano strappato i seni) si perde negli abissi del tempo (sebbene lei sia tuttora la patrona della Corsica), finché, nel 762, la regina Ansa, moglie di Desiderio, fa traslare santa Giulia a Brescia, con l'intento di portarla nel monastero costruito per la figlia Anselperga, vicino all'ormai in rovina tempio di Giove, divinità ormai antica. Giulia è il simbolo del martirio femminile, acerrima nemica di Giove. Parte dei suoi resti rimangono a Nonzia, il luogo del suo martirio in Corsica, altri sono a Livorno, dove il suo corpo sbarcò al suo arrivo in Italia. Gran parte delle sue reliquie vanno a Brescia e sono poste nella cripta di san Salvatore, appositamente costruita per custodirle, e, quando alla fine del Cinquecento viene ultimata santa Giulia, ciò che di lei rimane viene spostato nella chiesa a lei dedicata, dove resta fino alle soppressioni napoleoniche del 1797.

Chiesa di Santa Giulia al Villaggio Prealpino
Chiesa di Santa Giulia al Villaggio Prealpino

Dopo molti spostamenti (chiesa di san Pietro in Oliveto, del Santo Corpo di Cristo, Seminario di santa Maria Immacolata) le reliquie della santa vengono trasferite in via definitiva in un'altra santa Giulia, chiesa situata nel Villaggio Prealpino, quartiere bresciano costruito negli anni Sessanta. Ora lei è lì, dopo aver perso molti pezzi donati a varie chiese. Quindi a santa Giulia non c'è nemmeno un'unghia di colei a cui tutto il complesso è intitolato. Rimane lo spirito indomito di una donna che ha subito lo stesso martirio del Redentore, ma non è risorta se non nello splendore di questa straordinaria struttura dalle varie e sorprendenti stratificazioni.

Coro delle Monache nel Museo di Santa Giulia
Coro delle Monache nel Museo di Santa Giulia

Lei vive nel chiostro a due piani, vicino alla croce di Desiderio, dentro il coro delle monache, in san Salvatore e soprattutto nella straordinaria scultura che si vede nella sezione dedicata alla storia del monastero. È lei crocifissa, a petto nudo, coperta sotto la vita da un drappo bianco (anche Cristo, che era di genere maschile, ne ha uno, figuriamoci una donna). Quando entri, se guardi distratto da quella parte, pensi sia il tradizionale crocifisso. Solo dopo ti accorgi che quella che vedi è una donna.

Prima era nella chiesa di Santa Giulia, perché ora è qui, quasi in esilio? Perché non nel luogo costruito per lei? Nel Seicento le donne venivano rappresentate in modo florido. Invece lei no, è molto virile. Androgina, se non fosse per un accenno di seno che potrebbe essere confuso con muscoli pettorali.

Santa Giulia crocifissa, attribuita a Giovanni Carra, nel Museo di Santa Giulia Brescia
Santa Giulia crocifissa, attribuita a Giovanni Carra, nel Museo di Santa Giulia Brescia

È secentesca, attribuita a Giovanni e Carlo Carra, appartenenti a una famiglia di scultori bresciani. Mostra stoico coraggio, i muscoli tesi al massimo per non tradire alcuna sofferenza. Inchiodata alla croce, guarda il cielo, dove sta per andare, senza piangere, senza rimpianti, impavida come un vero uomo. Indomita come una vera donna.

La scultura di santa Giulia crocifissa non è più nella chiesa di Santa Giulia: è all'ingresso che attende i visitatori della sua dimora, perché la padrona di casa è lei. Prima cosa che va fatta entrando in questa incredibile struttura voluta e finanziata da donne di grandissimo buon gusto e raffinata cultura è andare a salutarla.

Santa Maria in Solario
Santa Maria in Solario

È singolare come Santa Maria in Solario, costruita su due piani, poggi su un'ara romana su cui campeggia la scritta DEO SOLI RES PUB(BLICA), La Repubblica (romana) dedica al Dio Sole. Così una delle chiese del monastero dedicato a colei che fu crocifissa per non essersi voluta inginocchiare davanti a Giove è appoggiata all'ara di una divinità romana. Il Dio Sole sostiene Giulia, forse per farsi perdonare del male che lei ha dovuto subire in nome suo.

Ora Santa Giulia e Giove, ex-monastero ed ex-tempio, sono l'una di fianco all'altro, uniti in un dialogo che prima sembrava impossibile e che il tempo, e il caso, hanno reso realtà.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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