La vita di Giuseppe, ex salumiere che ha tenuto testa a Sgarbi

Il mondo è bello perché... la gente è strana. Esattamente come lui. Giuseppe Barberini, 86 anni, è un apolide della Bassa: natali a Ghedi, domicilio a Bagnolo, lavoro a Montirone prima, poi sempre in giro a fare altro. Giuseppe è un «alibi» fatto uomo: stanco di fare il salumiere, ha mollato tutto per seguire la sua strada.
Tante vite
Siccome è «melius abundare quam deficere», ne prende più di una: impresario musicale, collaboratore sportivo (dal ‘98 al 2000 ha montato e smontato le piazze d’arrivo del Giro d’Italia), curatore di cataloghi per l’editrice Il Quadrato: un factotum che, al confronto, Figaro è un dilettante.
Casa sua è allucinante. Un bazar dove, secondo un ordine noto solo a lui, tra veli di polvere e sentieri che ci si passa a malapena. Sono accavallati migliaia di oggetti, reperti di una vita fuori dal comune: quadri, statue, libri, manifesti e bottiglie. Ogni momento è testimoniato da un oggetto, che lui ha conservato nel suo museo personale.
Testardo e intraprendente, Giuseppe arriva sempre dove vuole. È uno dei pochi che ha saputo tenere testa a Vittorio Sgarbi. Aveva un quadro del suo amico Dino Decca che ritraeva un diavolo accanto a Gesù: secondo l’irascibile critico una tela blasfema. Pensando che Sgarbi fosse «una capra», per dirla con una citazione del critico, il nostro portò il quadro dal Vescovo, il quale certificò che non c’era niente di irriverente.
L’indole poetica
Di poesie, ne ha una vagonata: alcune su fogli volanti, la maggior parte nella zucca. Le sa tutte a memoria, verso per verso, rima per rima. Come Cyrano de Bergerac compone sul momento, all’impronta: gli dici un argomento e lui sciorina un sonetto. Gli viene così, spontaneo. L’ha sempre fatto. Ai tempi della salumeria, una mattina entra un giovanotto e gli chiede una poesia: «Voglio conquistare una ragazza». Come faccio, risponde, sto lavorando... Poi, però, nella pausa pranzo attiva i neuroni: due sinapsi e la lirica è pronta. In bocca al lupo.
Vanitoso, è arrivato anche in tv: come quella volta che, nel programma «Perdonami» condotto da Davide Mengacci su Rete 4, recitò la parte del sempliciotto colpevole di aver rovinato il vestito a una signora. Tutte balle, ma c’era l’opportunità di apparire in tv e, chissà come, è riuscito a intrufolarsi negli studi di Cologno Monzese.
Giuseppe è come il prezzemolo: cultore di d’Annunzio e di casa al Vittoriale, e amico del mago Silvan. Ha portato a Brescia il Banco di mutuo soccorso, i New Trolls, Luciano Bertoli… La sua è la vendetta dell’uomo comune: la prova che, con un po’ di lucida follia, i sogni si possono seguire. Resta da capire se li prendi, e magari li superi. Lui non l’ha ancora capito. Ma c’è tempo, ha solo 86 anni.
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