Ciclismo

Carera, il procuratore dei grandi campioni

La Redazione Web
Ha rappresentato i maggiori ciclisti italiani delle ultime generazioni, ecco alcuni consigli per i giovani che si vogliono affacciare al mondo del ciclismo
Ha fondato con il fratello Johnny la scuderia A&J - © www.giornaledibrescia.it
Ha fondato con il fratello Johnny la scuderia A&J - © www.giornaledibrescia.it
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Alex Carera da oltre vent’anni è un punto di riferimento per i procuratori del ciclismo. Anzi si può dire che abbia rivoluzionato la figura stessa di procuratore che oggi ha maggior peso nelle decisioni di un’atleta e della sua squadra. Ha rappresentato i maggiori ciclisti italiani delle ultime generazioni, tra i quali Vincenzo Nibali, ma con il fratello Johnny nel fondare la scuderia A&J Partner ha creato un’azienda internazionale che ha fra i suoi assistiti uno dei più grandi se non il più grande corridore del presente e forse di tutti i tempi, lo sloveno Tadej Pogacar.

Di corridori quindi se ne intende, ne ha visti crescere e diventare campioni così come delle promesse disattese dopo qualche stagione. A lui chiediamo consigli come deve fare un giovane che si approccia al mondo del ciclismo e sogna una giorno l’approdo al professionismo.

«Innanzitutto dobbiamo dire che il ciclismo è uno sport duro ed esigente, ma è anche una palestra di vita. Pertanto un ragazzo che si approccia a questo mondo con l’intento di diventare un giorno professionista deve essere consapevole che richiede numerosi sacrifici e rinunce che non sempre un ragazzo o un giovane è in grado di fare. Inoltre le incognite sono tante compreso il fatto che il passaggio di categoria è un imbuto che può spesso lasciar fuori chi potrebbe meritare. Tuttavia tutti questi sacrifici sono utili alla vita stessa degli atleti perché se anche non dovessero sfondare nello sport gli resta una tale forza di volontà che sono in grado di esprimerla nella vita quotidiana e lavorativa raggiungendo traguardi ad altri impensabili».

Ma un procuratore come lei, cosa guarda in un ragazzo per segnarlo sul suo taccuino?

«Dai test che vengono fatti in centri specializzati siamo in grado di capire le potenzialità di un corridore e i suoi margini di crescita. Il secondo aspetto è mentale. Campioni si diventa prima con la testa e poi con le gambe. In questo caso influisce molto l’ambiente in cui si è cresciuti, la situazione familiare, i rapporti con gli altri».

Si parla tanto di crisi del ciclismo italiano. Cosa ci vuole per superarla?

«Bisogna partire dalle infrastrutture per il ciclismo di base, ciclodromi o velodromi dove far allenare i ragazzi in tutta sicurezza e dove i genitori possono portare con tranquillità i propri figli ad allenarsi. Le questioni economiche vengono molto dopo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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