Online l’archivio dello «scriba del tennis» Gianni Clerici

Game, set, Clerici. Chiunque ami – o che, banalmente, abbia seguito per almeno un incontro – il tennis non ha potuto esimersi dall’imbattersi nelle parole di Gianni Clerici, che fossero scritte o pronunciate durante una telecronaca. Classe 1930, lo «scriba del tennis» è stato la voce narrante fuori campo per decenni di uno sport di cui ha profondamente riscritto il modo di fare giornalismo, e del quale si è occupato fino al 2022, anno della sua scomparsa.
E ora gran parte del mastodontico fondo del grande autore di Como è diventato patrimonio dell’Università Cattolica di Brescia, che ha celebrato oggi il lancio del portale «Lo scriba del tennis. Libri e carte di Gianni Clerici». Questo può vantare la presenza di 340 manifesti, 1725 fotografie, centinaia di numeri di riviste ed oltre mille monografie: tra queste 253 manuali di tecnica tennistica, 70 autobiografie e 74 biografie di tennisti, 29 autobiografie e 24 biografie di tenniste, 12 enciclopedie tennistiche e 45 volumi di statistiche.
Numeri importantissimi, presentato oggi nel corso del «Clerici Day II», la lezione aperta organizzata nella sede di via Trieste che ha visto gli interventi dello scrittore e traduttore Matteo Codignola e del direttore responsabile della rivista Il tennis italiano e giornalista de La Stampa Stefano Semeraro, in dialogo con i professori Franco Lonati e Francesco Rognoni. La mattinata è stata aperta dal professore Pierangelo Goffi, che ha presentato il portale e le sue funzionalità: fruibile a chiunque dal sito dell’Unicatt, raccoglierà, oltre ai materiali, articoli, storie, news e pezzi sul tennis di attualità.
Memoria

«Questo progetto vuole tenere viva la memoria di Clerici, recuperando, oltre alla sua, tutte le storie che ha raccontato – ha commentato Goffi -. Per noi è un onore ed un’emozione ospitare i carteggi e le parole di un personaggio di questo calibro. Acquisire questo fondo è stata davvero una grande emozione, resa possibile anche dal lavoro della nostra biblioteca».
Il professore Rognoni si è augurato inoltre «che questo fondo possa diventare fonte di ispirazione anche per il lavoro dei nostri tesisti. Sono stato contattato dalla figlia di Gianni, Carlotta Clerici – giornalista a sua volta ndr – che ci ha ringraziato di quanto è stato fatto e sarà fatto nella memoria di suo padre».
Ci ha lasciato Gianni #Clerici, un gigante del giornalismo sportivo, aveva eleganza, competenza e sapeva spiegare tutto. (Un giorno mi portò con lui a Wimbledon e mi insegnò che il vero spettacolo erano i picnic sull’erba con fragole e panna). Buon viaggio Maestro pic.twitter.com/41UXKC8Z65
— Mario Calabresi (@mariocalabresi) June 6, 2022
La mattinata è poi proseguita con un viaggio nei ricordi, e, come accade con tutti i grandi, incasellare Clerici si è rivelato è un lavoro impossibile: originale, a tratti eccentrico, Codignola lo ha ricordato, sornione, esclamare in sala stampa «io non dico bugie, dico cose false che penso siano vere».
«Abbiamo fatto trent’anni insieme, girando il mondo: arrivava a Wimbledon in bicicletta, durante gli Us Open andavamo la sera a vedere gli spettacoli di Broadway e quando uscivamo lui correva lungo la 7th Avenue per dimostrarci che era ancora in forma. Parafrasando Mourinho “chi sa solo di tennis non sa niente di tennis”, e Gianni rispecchiava perfettamente questa definizione: lui sapeva di tennis perché era ricco di passioni, andava alle mostre, agli spettacoli, seguiva ed apprezzava tutti gli sport. Un giorno, a Madrid, uscì dal Prado soddisfatto “pensa te Semeraro, ti ho trovato in un quadro oggi”, mi disse dopo averlo visitato tutto con attenzione. Se oggi siamo una nazione trainante nel tennis, anche da un punto di vista giornalistico, lo dobbiamo a lui».
Dello stesso avviso Codignola, che ha anche raccontato agli studenti della facoltà di lingue il suo lavoro di traduzione di «Levels of the game» di John McPhee, in dialogo con il professor Lonati. «Ho scritto e tradotto tanti libri sul tennis, ed è immensamente difficile – ha ammesso -: raccontare lo sport lo è sempre, si rischia di scadere nella noia, soprattutto oggi che siamo abituati a vederne così tanto che le parole rischiano di diventare riduttive».
L’incontro si è chiuso con l’augurio, agli studenti ma non solo, che il patrimonio di Clerici continui ad insegnare, divertire, ispirare, testimoniare l’amore per il tennis. Una passione che andava oltre tutto, talvolta anche oltre il risultato. Di lui lo storico compagno di telecronache Rino Tommasi disse infatti: «Gianni a volte si dimentica di dirti chi ha vinto. Ma sa sempre spiegarti il perché». E Gianni Clerici, in fondo, stava tutto qua.
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