«Cari genitori», se litighiamo noi, cosa imparano i figli?
Ogni mercoledì la rubrica «Cari genitori», curata da Giuseppe Pino Maiolo, propone pillole di riflessione educativa, che potranno partire da una notizia di attualità.
Cari genitori, qualche giorno fa, nel centro di una città, l’ennesima rissa di 2 ragazzini di 10 anni che alla fine ha visto uno tirare fuori anche uno spray urticante per avere la meglio. Sembrava un’arena fino a quando non è intervenuta la polizia. Il «bello» però è venuto dopo quando sono arrivati i rispettivi genitori che invece di redarguire i figli si sono messi a litigare tra loro e quasi arrivano alle mani se non interviene la Polizia anche per loro.
Allora mi sono ricordato di un ragazzo di 11 anni che in un parco ferisce con il bastone un compagno. I genitori dei bulli non capiscono ma decidono di incontrarsi e vedere cosa fare con i figli. Prima la conversazione è cordiale e gentile. Poi degenera, I toni si alzano, le due coppie si rimpallano le colpe dei figli ed esce la rabbia che infuoca gli animi. Madri e padri si accusano a vicenda le responsabilità dei figli, si offendono direttamente. È la cronaca di un massacro.
Genitori bulli, di bulli
Sembra quasi un film. Anzi lo è, e si chiama «Carnage» cioè «carneficina» diretto nel 2011 da Roman Polanski, ambientato a New York. Film di grande successo ma violento sulla violenza. Quella di due coppie di genitori di bulli e bulli loro stessi.
Mi vien da dire allora che il copione era già scritto da tempo ed è quello che si riproduce quando la violenza esplode in risse, aggressioni nei parchi, o nelle strade o nelle scuole senza apparente motivo tra i giovani e giovanissimi. Allora quel film sembra una provocazione che evidenziava le perversioni della società americana distante da noi. Invece era profetico.
Diceva della genitorialità assente, distratta soprattutto in adolescenza. Narrava di padri mancanti, presi dal lavoro, distanti col pensiero dai figli e di famiglie fragili, liquide e senza sponde, incapaci quindi di dare limiti e regole ma anche in difficoltà nel contenere l’ansia e il panico dei figli, la loro esuberanza e quella rabbia esplosiva.
Essere e non fare i genitori
Ora tutto questo è sotto i nostri occhi, ci appartiene. Siamo presi dal voler fare i genitori perfetti forse per mostrare quanto siamo bravi o correggere gli sbagli fatti con noi, quando invece dovremmo accontentarci di «essere» genitori «sufficientemente buoni». Ci Aiuterebbe di più se non altro a vedere gli errori e correggerli. Perché i figli imparano da come ci comportiamo, non da quello che diciamo.
Essere e non fare i genitori. Che vuol dire per esempio essere consapevoli dell’importanza del confronto con altri genitori. Ci aiuta (quello sì) a fare rete, nel senso di «comunità educante» e non guerreggiante, per sostenersi a vicenda e far crescere i figli.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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