Referendum cittadinanza, se il digitale aiuta la partecipazione
«Volete voi abrogare...». La formula con cui iniziano i testi è – più o meno – sempre la stessa. D’altronde si parla di referendum abrogativi, quelli che mirano a revocare, totalmente o parzialmente, una legge. Il primo storico referendum abrogativo in Italia fu quello sul divorzio del 1974. Sono passati cinquant’anni, sono cambiati i tempi e anche le modalità per raccogliere le firme che devono poi essere depositate in Cassazione: primo fondamentale passo per arrivare poi al voto che può cambiare una legge.
Negli ultimi mesi sono state molte le raccolte firme ideate dai partiti politici, dai sindacati e dalle associazioni. Oltre a quelle che vengono fatte nelle singole città o nei paesi, a livello nazionale ci sono state quella contro l’autonomia differenziata, quella per chiedere il salario minimo e quella per modificare la legge sulla cittadinanza. L’ultima, ma non la meno importante. Perché ha confermato – come poteva apparire evidente – che la possibilità di apporre la propria firma online porti a uno snellimento del processo, la cui naturale conseguenza è un maggior numero di partecipanti alla vita politica del Paese. Al di là dell’ideologia, infatti, le mobilitazioni di massa rappresentato indubbiamente un aspetto democratico di vitale importanza.
“È troppo facile”. “Aboliremo con un click anche il cappuccino”.
— Riccardo Magi (@riccardomagi) September 27, 2024
Così dicono alcuni in queste ore. Il dibattito che si è sviluppato in questi giorni sulla raccolta firme digitale per i Referendum è allucinante. In un Paese in cui ormai meno della metà degli aventi diritto si… pic.twitter.com/fgcY0zG9kL
In Italia si possono raccogliere le firme digitali per i referendum da luglio del 2021, quando un emendamento del deputato di +Europa Riccardo Magi modificò il Dl semplificazioni. Ma solo dopo tre anni è stata attivata la piattaforma pubblica del ministero della Giustizia. La procedura adesso è molto più semplice e soprattutto permette ai comitati promotori di non dover spendere 1,50 euro per far certificare ogni firma.
Il successo delle firme online è stato confermato dalle raccolte che si sono svolte per indire i referendum sulla legalizzazione dell’eutanasia e della cannabis, entrambi dichiarati però inammissibili dalla Corte costituzionale. Adesso c’è quello sulla cittadinanza: più di 630mila firme totali e 180mila in un giorno.
Non ci vuole un genio per capire che se la Costituzione prevedeva 500mila firme per i referendum è perché pensava ad una soglia alta per evitare consultazioni inutili. Solo questioni potenzialmente maggioritarie dovevano meritare un referendum nazionale. Se si mette la firma…
— Claudio Borghi A. (@borghi_claudio) September 26, 2024
La discussione è però già riaperta. «Depositerò una proposta di legge per cancellare la raccolta di firme online», ha dichiarato il leghista Claudio Borghi. «Hanno paura della democrazia, del voto popolare e di chi chiede più diritti», la replica secca di Magi.
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