Politica

Noi Moderati si riorganizza a Brescia: Tavelli guida il partito

Tappa bresciana per il partito guidato da Maurizio Lupi. Mariastella Gelmini: «Sovranismi e populismi non ci rappresentano»
Noi Moderati, Tavelli coordinatrice
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Dall’Europa, dove si è consumato l’ingresso nel Ppe (che Mariastella Gelmini definisce «la nostra famiglia politica») ad una riorganizzazione nazionale che, a cascata, vuole segnare un «nuovo inizio» (cit. Alessandro Colucci) radicandosi sui territori. Noi Moderati – a cui l’ultimo tesseramento ha consegnato 20mila adesioni – aprirà ufficialmente la fase congressuale a maggio, ma sta disegnando la propria struttura dirigenziale di provincia in provincia.

La tappa bresciana – con il momento clou nel pomeriggio di ieri, all’hotel Vittoria – ha scandito il gong di questo secondo tempo del percorso politico del partito guidato da Maurizio Lupi anche nella nostra provincia, che trova ora il suo punto di riferimento nel commissario Laura Tavelli (consigliere a Desenzano). Ad affiancarla saranno i due vice Enrico Frosi e Giulio Incontro, ma nel board ci sono anche Marcello Cobelli (responsabile enti locali), Cristian Poma (responsabile attività produttive), Vlad Secara (responsabile sanità), Gianluca Sessa (responsabile professioni sanitarie), Massimo Morandi (responsabile giovani) e Samuele Caldarelli.

Coalizione

Tanti gli amministratori presenti, a cui il coordinatore regionale Alessandro Colucci e la capo delegazione al Senato Mariastella Gelmini si sono rivolti. Ed è evidente che il tour sui territori rappresenti (anche) un messaggio: si apre la partita in quel centro al quale tutti guardano, ma che in fondo nessuno riesce ad intercettare davvero. Ed è una partita che pesca sia da Azione (da dove peraltro Gelmini arriva) sia a Forza Italia, la «casa madre» di molti e insieme il partito con cui la competizione interna alla coalizione di centrodestra è più alta. Non a caso i rumors parlano di un’accelerata di Noi Moderati ben vista da Salvini e Meloni proprio perché di supporto a un’operazione di «contenimento» degli azzurri.

Le linee guida tracciate da Colucci e Gelmini sono cristalline: imprese al centro, attenzione sui servizi essenziali (scuola, welfare, sanità, famiglia) ma soprattutto focus sulla partecipazione e sulla centralità della politica. Con tanto di appello a terzo settore, associazionismo e soprattutto mondo civico: «All’interno di Noi moderati vogliamo dare ospitalità alle liste civiche, senza ridurre la loro connotazione e il loro desiderio di rimanere autonome perché lo spazio della politica deve essere plurale». Gelmini è diretta: «Sovranismi, nazionalismi e populismi hanno indebolito la proposta politica e non rappresentano il nostro spazio di gioco. Vogliamo allargando lo spazio del centro nel centrodestra. Non siamo soli in questo percorso, ma possiamo aggiungere la cultura popolare, che è un punto di vista valoriale». Anche perché - rimarca - «siamo di fronte a uno scontro tra autocrazie e democrazie», per questo «bisogna rimettere al centro partecipazione, difesa delle istituzioni e della democrazia».

Dazi e green deal

La capo delegazione al Senato è intervenuta anche sui temi caldi, dai dazi al green deal, due fronti sui quali l’appoggio alla premier Giorgia Meloni non è in discussione: «La nostra storia è intrisa di un legame imprescindibile con gli Stati Uniti, che sono il secondo mercato più importante per il made in Italy e per le nostre attività produttive: non c’è nessuna impresa che tifi per la spaccatura, la via maestra è il negoziato».

Resta il faro di Mario Draghi: «La pensiamo come lui: l’Europa deve cambiare, perché oggi è di fronte a una crisi di crescita. La scelta del green deal si è dimostrata scellerata: non siamo negazionisti, ma va profondamente cambiato. Draghi ha spiegato che gli effetti di questo impianto regolatorio e di un green deal troppo ideologizzato rischiano di causano danni superiori a quelli dei dazi di Trump». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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