Forse non sono principi, ma dei rospi occorre avere cura

Ha avuto inizio da alcune settimane la stagione della migrazione degli anfibi, che si spostano lungo appositi corridoi dai siti di svernamento verso quelli di riproduzione.
È un momento cruciale per la vita di questi animali, la cui presenza sulla terraferma risale addirittura a 150 milioni di anni prima della comparsa dei dinosauri, ed è strettamente legata a condizioni di equilibrio tra ambienti terrestri e acquatici. Il termine anfibio deriva proprio dall’unione di due parole greche, amphi e bios, ovvero «doppia vita».
Dalle uova deposte nelle acque di piccoli torrenti, pozze, stagni o rive lacustri da rospi e rane si schiudono girini, e larve per quelle deposte da salamandre e tritoni. La possibilità di frequentare gli ambienti terrestri si ottiene nello stadio adulto dopo la metamorfosi, con la quale, assieme ad una serie di trasformazioni, i polmoni prendono il posto delle branchie.
La pelle degli anfibi è molto delicata ed è esposta al rischio di essiccazione, e per tale motivo deve essere mantenuta costantemente umida. Anche il risveglio dal letargo è reso possibile, oltre che da temperature superiori a 4-5 gradi centigradi, da adeguati valori di umidità dell’aria. Quando le condizioni ambientali e climatiche sono favorevoli l’istinto induce gli animali ad abbandonare i siti di svernamento per andare a deporre le uova.
Ostacoli
Si tratta spesso di un percorso reso complicato dalla presenza di opere antropiche che possono rivelarsi insormontabili per animali di piccola taglia, oltre che di strade che espongono gli anfibi al rischio di investimento.
Per tale motivo si sono attivate in queste settimane, anche sul territorio bresciano, Guardie Ecologiche e gruppi di volontari che posizionano barriere e aiutano gli animali ad attraversare le strade in sicurezza.
Proprio in Lombardia fu avviato nel 1990, con il coordinamento del Centro Studi Erpetologici «Emys» della Società Italiana di Scienze Naturali e l’appoggio di Regione, il «Progetto Rospi Lombardia», che gettò le basi di un’opera di sensibilizzazione e di un impegno operativo che ancora oggi continuano a dare frutto.
Gli anfibi sono molto sensibili alle variazioni degli habitat e, a causa della mobilità ridotta, colonizzano con difficoltà nuove aree. La loro presenza è quindi determinante per il mantenimento dei delicati equilibri ecologici dei contesti naturali frequentati, e conferisce a questi animali il significato di bioindicatori della qualità ambientale.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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