Ausili per disabili non più rimborsati. Quanta rabbia

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Indegno e sdegno per una situazione che sta andando alla deriva. Guerra fredda questa, glaciale, ricolma di indifferenze e di viltà. Non più fucili puntati contro ma bavagli incravattati, sorrisi stampati, plastici, quelli che vengono mostrati con illecita «serenità» da parte dei politici e di chi ci governa. La Lombardia, sinonimo di eccellenze perde in valori ed umanità. Il dito punto contro coloro che hanno avuto il coraggio di eliminare dal nomenclatore degli ausili le calzature per i disabili, piccoli e grandi, senza alcuna distinzione. Vorrei che tutte le voci, di tutte le famiglie, divenissero una per essere forza e coraggio, per affondare la lama tagliente, per ferire, per sanare istituzioni malate nel corpo e nella mente. Racchiusi, protetti da palazzi di cristalli i rappresentanti dal popolo eletti si fanno lontananza, dimenticanza, noncuranza. Quale colpa discrimina soggetti colti da fragilità? I loro genitori e prima ancora nonni e bisnonni hanno versato fior di contributi per l’assistenza sanitaria; molti hanno dato la vita per la Patria. La stessa Patria che oggi volta le spalle ad anziani, a malati, a fragili, alle famiglie incuranti del caro vita, dell’inflazione, del costo delle materie prime che pone la maggior parte degli italiani in difficoltà. Voglio e mi permetto di lanciare un appello: ai governanti, ai politici, agli amministratori di ogni parte e colore: abbiate rispetto ed amore per i vostri figli. Oggi, e mi vergogno a dirlo, provo vergogna ad essere italiana.

Milena
Mamma di Vittoria e di Celeste

Cara Milena, il suo «dito puntato contro» ha un che di aulico, tanto che in principio ci è parso un esercizio di stile. Soltanto rileggendo la lettera abbiamo compreso non essere un’invettiva fine a se stessa, mettendo a fuoco la causa prima di tanto sdegno: l’eliminazione «dal nomenclatore degli ausili le calzature per i disabili, piccoli e grandi, senza distinzione». Qui sta il punto. Corretto dirlo, affinché si sappia quanti gradini stiamo scendendo nel monte scale complessivo del prendersi cura. Confidando altresì che chi ha preso la decisione, presumibilmente motivata da esigenze di bilancio, ne ponderi con maggiore attenzione le conseguenze, riconoscendo quanto danno provoca a coloro che hanno vita grama e mala sorte come giogo. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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