Wojtyla: gli ultimi giorni, 'lasciatemi andare'

CITTÀ DEL VATICANO, 02 APR - Giovanni Paolo II ha sempre mostrato "un atteggiamento di interiore profonda serenità, che, nonostante qualche momento di umano visibile disappunto e insofferenza, lo portava ad accettare dalle mani di Dio la malattia, il dolore fisico, la forzata inattività". E' uno dei ricordi di Renato Buzzonetti (morto nl 2017), il medico personale del Papa polacco, raccolti nel libro "Lasciatemi andare. Il racconto di chi gli è stato vicino fino all'ultimo giorno" pubblicato dalle edizioni San Paolo per i venti anni dalla morte di Karol Wojtyla. Oltre ai ricordi di Buzzonetti, il libro contiene quelli del card. Stanislaw Dziwisz con Czelaw Frazek e del card. Angelo Comastri. Il medico personale del Papa, Buzzonetti, raccontava i numerosi ricoveri al Policlinico Gemelli, il "Vaticano III" come lo chiamava, ma anche l'atteggiamento di profonda serenità che aveva Wojtyla nell'affrontare la malattia. Il cardinale Dziwisz, dal canto suo, ricorda che "la croce accompagnò Giovanni Paolo II fin dai primi anni di vita" perché molto presto perse tutti i componenti della sua famiglia. "Le sue sofferenze personali - aggiunge lo storico segretario di Giovanni Paolo II - si univano a quelle di tutta la nazione, che stava sperimentando i duri anni della guerra e della terribile occupazione nazista. Al termine del conflitto giunsero tempi di lotta contro l'imposizione del sistema comunista". Il cardinale Comastri rivela infine alcuni racconti personali di quegli ultimi giorni di Wojtyla vent'anni fa. Poi rende noti i biglietti che furono lasciati, in quei primi giorni dopo la morte, dalla gente sulla tomba del Papa polacco nei quali "la gente chiede l'intercessione di Giovanni Paolo II, perché lo ritiene un santo; e lo invoca soprattutto come patrono dei giovani e della famiglia e di chi invoca la forza per perdonare o per sopportare la malattia e qualsiasi sofferenza".
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