L’intelligenza artificiale a scuola, spiegata da lei e dagli studenti

Intelligenza artificiale e scuola: se ne parla sempre di più, sia tra gli studenti che tra i professori. Quando con la redazione Hub della conoscenza abbiamo raccontato Futura Expo, è stato naturale usarla. Un po’ perché per i ragazzi è uno strumento con cui hanno molta confidenza, che interpellano quasi in automatico, e un po’ perché in classe la sua presenza (conseguenze incluse) inizia a farsi sentire.
L’esperimento
La redazione Hub ha così deciso di fare un esperimento: abbiamo fatto interviste a studenti e professori, per poi ricavarne un articolo. Partendo con le medesime informazioni di partenza, però, abbiamo provato a fare scrivere l’articolo sullo stesso tema anche all’intelligenza artificiale. In particolare, lo strumento Microsoft Copilot, a cui abbiamo dato in pasto gli stessi appunti e informazioni di partenza.
A ChatGPT, invece, abbiamo chiesto di creare ad hoc le immagini che abbiamo usato per l’impaginazione: le pubblichiamo tutte (in ordine cronologico di creazione), comprese quelle che secondo noi non sono adatte o coerenti: l’obiettivo è darvi conto di come, interrogando l’AI generativa, si possa evolvere anche il processo creativo.
Speriamo avrete la pazienza di leggere le due versioni dell’articolo, entrambe e fino in fondo, guardando anche le immagini: se volete dirci che ne pensate scriveteci una mail a gdbweb@giornaledibrescia.it
Articolo 1: la versione dell’intelligenza umana
Siamo circondati da miriadi di programmi che utilizzano l’intelligenza artificiale generativa per elaborare quantità mostruose di dati e fornire risposte sempre più elaborate o creative. Generazione che parte dal testo, fino ad arrivare ad immagini, video e presentazioni complete, tutto partendo da una semplice istruzione scritta o vocale.
Questa rivoluzione come si integra all’interno della realtà scolastica? Diversi studenti e professori di alcune scuole superiori di Brescia e provincia hanno espresso i loro pareri, timori, piuttosto che dei consigli, rispondendo alle nostre domande.

Potrà mai l’AI sostituire il ruolo dell’insegnante?
«Il tocco umano dell’insegnante non potrà mai essere sostituito» - Alessandro Curseri, studente del Liceo Scientifico Calini di Brescia.
«L’AI non potrà mai sostituire il ruolo del docente, che è necessario per guidare gli studenti, lo sviluppo del pensiero critico e l'empatia, elementi difficilmente replicabili da un’intelligenza artificiale» - Matilde Senatore, studentessa del Liceo Linguistico Don Milani di Montichiari.
«Potrà potenziarne il ruolo, ma non sostituirlo» - Francesca Pezzi, professoressa di italiano e storia dell’IIS Benedetto Castelli di Brescia.
Queste prime riflessioni inducono a pensare che sia studenti che professori si ritrovano su una linea di pensiero comune: l’AI potrà aiutare, potenziare, ma mai sostituire il ruolo dell’insegnante. Ruolo che necessità di un tocco umano non replicabile da una macchina.
Però c’è chi risponde in altri modi:
«Mi risulta più facile, chiaro ed immediato chiedere informazioni aggiuntive, soluzioni a problemi o una mano nello studio a ChatGPT, piuttosto che ad alcuni miei docenti. Una macchina non mi potrà mai giudicare per i quesiti che pongo, o per il numero di volte che li pongo, un docente si. L’AI può già sostituire quei professori che non sanno fare il proprio lavoro» - studente che chiede di restare anonimo.

«Dipende dall’evoluzione culturale della società. Se il ruolo del professore rimarrà quello di spiegare concetti, allora sì, questo lavoro potrà essere sostituito dall’AI. Però il rapporto che si crea con gli insegnanti non si basa solo su uno scambio di nozioni, ma porta anche ad un legame umano e affettivo, soprattutto alle elementari, alle medie e in parte alle superiori, dove il legame quasi confidenziale tra bambini e maestri o ragazzi e professori agevola lo sviluppo delle capacità del singolo studente. Non è però detto che in futuro la situazione possa rimanere invariata. Con l’avanzare del progresso tecnologico l’uomo potrebbe cominciare a nutrire una minore sensibilità per i legami umani e quindi una necessità minore di costruire rapporti di confidenza con gli insegnanti» - Davide Raschitelli, studente del Liceo Scientifico Calini di Brescia.
Queste riflessioni aggiungono critiche che fanno riflettere: alcuni studenti pensano che quei docenti che non applicano in modo empatico il loro metodo di insegnamento possano già essere sostituti dall’AI. Mentre altri studenti preferiscono dialogare con una macchina piuttosto che con certi professori.
Inoltre l’evoluzione culturale della società giocherà un ruolo fondamentale per definire l’importanza e la necessità dei rapporti tra allievi e insegnanti, che potrebbero cambiare completamente in futuro, portando a dover ripensare completamente al ruolo del docente.
Quindi davvero il ruolo degli insegnanti è a rischio zero sostituzione per tutti? Oppure solo chi saprà cambiare e mantenere necessario il proprio approccio umano potrà considerarsi salvo?

Pensi che i programmi scolastici dovrebbero cambiare e insegnare ad utilizzare correttamente l'AI?
«Insegnare ad utilizzare correttamente l’AI è un compito arduo, perché presuppone innanzitutto la definizione di cosa significhi "correttamente" in campo didattico» - docente che chiede di rimanere anonimo.
«L’AI è ormai parte della nostra quotidianità e saperla usare in modo consapevole è fondamentale. I programmi scolastici dovrebbero includere moduli su come sfruttare al meglio l’AI per l’apprendimento e il problem solving, evitando però un uso passivo o scorretto. La dipendenza dalla tecnologia potrebbe ridurre la creatività e il pensiero critico degli studenti» - Gianluca Pletti, studente dell’IIS Benedetto Castelli Brescia.
«Si potrebbero creare delle linee guida, ma il cambiamento che stiamo vivendo è talmente veloce che non so quanto potrebbero essere utili» - docente che chiede di rimanere anonimo.
«L’utilizzo dell’AI dovrebbe inserirsi nel programma di educazione civica per permettere agli studenti di capirne i rischi e la correttezza etica. Però adesso non ci sono ancora professori formati per insegnare adeguatamente l’argomento» - Alessandro Curseri, studente del Liceo Scientifico Calini di Brescia.
Viene riconosciuta la necessità di adeguare i programmi scolastici all’evoluzione del progresso dell’AI, però questo progresso avviene ad un ritmo talmente sostenuto che si rischia di rimanere con una formazione obsoleta ancor prima di finire la formazione stessa.

Il processo di evoluzione che bisognerebbe intraprendere è complicato ed è difficile comprendere come andrebbe attuato, perché ancora non sappiamo definire cosa voglia dire un «corretto» uso etico di queste nuove interfacce di cui disponiamo. Però il rischio di un uso passivo di queste tecnologie è concreto. Limitarsi ad estrapolare le risposte senza capirle potrebbe influire negativamente sulla creatività e sul ragionamento autonomo.
Pensi che l'AI sia più un mezzo per copiare o un'opportunità da sfruttare?
«Dipende da come viene usata. Se viene impiegata solo per copiare compiti o eseguire riassunti senza capire i contenuti, allora è un problema. Ma se viene utilizzata per approfondire, chiarire dubbi e stimolare il pensiero critico, allora è un’opportunità enorme per migliorare l’apprendimento» - Matilde Senatore, studentessa del Liceo Linguistico Don Milani di Montichiari.
«Dipende dall'uso. Deve essere un'integrazione, una risorsa in più. Usata come mezzo per migliorarsi. Ad esempio oltre ad utilizzare metodi tradizionali per eseguire lavorazioni meccaniche, sarebbe utile verificare come l'AI potrebbe impostare metodi più o meno efficaci, analizzando le risposte per arrivare a conclusioni da integrare a livello didattico» - Giuseppe Veltri, professore di macchine utensili dell’IIS Benedetto Castelli di Brescia.
«Cosa davvero vuol dire copiare? L’AI ci permette sia di produrre qualcosa da zero, ma anche di rielaborare contenuti da noi creati. Copiare è utilizzare le risposte che l’AI ci fornisce senza modificarle o senza capirle? Oramai possiamo creare presentazioni, relazioni o temi in pochi secondi. Prodotti che però non possono esistere senza degli input umani. Quindi alla fine è un mezzo per eseguire del lavoro in modo rapido, non per copiarlo» - studente che chiede di rimanere anonimo.

Insomma, «dipende» è la parola chiave. L’AI, come tutti i mezzi che l’hanno preceduta, può essere sia un modo per copiare che un’opportunità. Non bisogna averne paura e non bisogna vietarne l’utilizzo. Bisogna utilizzarla consapevolmente.
Utilizzo che nuovamente presenta dei problemi di fondo: davvero si può paragonare l’utilizzo dell’AI a copiare un compito? Davvero si può definire copiato qualcosa che non viene creato direttamente dalle persone, ma da degli input dati dalle persone?
Tu come la utilizzi?
«Utilizzo l’AI come supporto per la traduzione. Mi aiuta a trovare i termini corretti e coerenti al contesto del testo. Ad esempio in letteratura cinese studiamo testi complessi e ricchi di termini specifici per esprimere concetti diversi. Con l’AI riesco a velocizzare il processo di traduzione e comprensione facendomi trascrivere il pinyin (un sistema per trascrivere in alfabeto latino la pronuncia del cinese moderno) e la traduzione di caratteri complicati» - Matilde Senatore, studentessa del Liceo Linguistico Don Milani di Montichiari.
«Come supporto per migliorare presentazioni, per trovare nuove idee su come impostare una lezione, per studiare inglese in autonomia» - Francesca Pezzi, professoressa di italiano e storia dell’IIS Benedetto Castelli di Brescia.
«Non la utilizzo molto perché non mi fido ancora delle risposte. Ad esempio per le versioni di latino non reputo ChatGPT uno strumento molto preciso e preferisco cercare io in maniera autonoma i termini che mi servono piuttosto che versioni simili per confrontarle con la mia. Uso l’AI per informazioni fugaci, ma non mi fido per l’esecuzione di compiti più complessi» - Davide Raschitelli, studente del Liceo Scientifico Calini di Brescia.
«La utilizzo soprattutto per le materie tecniche, come informatica, per comprendere meglio algoritmi, trovare soluzioni alternative e studiare la sintassi di determinati linguaggi di programmazione. La sfrutto anche per migliorare il mio inglese, soprattutto per le traduzioni e per imparare i modi di dire. La uso come uno strumento di approfondimento e chiarimento, cercando sempre di capire quello che mi viene suggerito e non di affidarmi ciecamente alle risposte» - Gianluca Pletti, studente dell’IIS Benedetto Castelli di Brescia.

«La uso per velocizzare quello che faccio a scuola. Spesso è richiesto di produrre delle relazioni, piuttosto che presentazioni. Abbozzo contenuti con i miei appunti e le mie idee, e fornisco idee chiare sul come svilupparle. Poi fornisco questo materiale ad un chatbot che lo elabora per me, in questo modo sono completamente sicuro delle fonti che sta utilizzando (visto che le ho fornite io). Poi rileggo e apporto piccole modifiche quando necessario al risultato finale. Questo mi permette di risparmiare ore di lavoro e di potermi concentrare sulle mie passioni. Uso l’AI anche nella vita quotidiana, quando mi chiedo a cosa serve o come funziona quello che mi circonda, basta far elaborare una foto a Chat GPT per ottenere le risposte che cerco» - studente anonimo.
L’intelligenza artificiale può avere diverse applicazioni, sia a livello scolastico che nel quotidiano. Agevola l’esecuzione di compiti complessi e ripetitivi, permettendo di velocizzare l’apprendimento e di risparmiare tempo prezioso, che gli studenti preferiscono dedicare alle proprie passioni. Inoltre l’AI ha diversi campi di applicazione nel quotidiano, come rispondere a curiosità piuttosto che per rapide ricerche di informazioni. Fornisce anche spunti di riflessione utili al miglioramento delle tecniche di insegnamento, agevolando il lavoro dei docenti nella preparazione delle lezioni e l'analisi delle risposte che L’AI elabora si integra in modo innovativo nella didattica.
L’AI è quindi una risorsa davvero importante, che all'interno della realtà scolastica si sta già integrando. È una rivoluzione vissuta da protagonisti sia dai professori che dai docenti, che ne riconoscono il potenziale, ma che ne percepiscono anche i rischi e si interrogano sulle applicazioni etiche di questo strumento. Questa tecnologia si sta evolvendo molto velocemente ed è necessario saperla affrontare, quindi integrare l'insegnamento dell'AI nei programmi scolastici sarà fondamentale per permettere sia a docenti che studenti di essere preparati per il mondo che verrà.
Articolo 2: la versione dell’intelligenza artificiale
Questo articolo è stato scritto da un'intelligenza artificiale, basandosi su fonti date solo da esseri umani e quindi controllate e affidabili. Errori nella ricostruzione, scelte stilistiche e imprecisioni non sono state corrette, per permettere al lettore di notarle.

L'introduzione dell'intelligenza artificiale (IA) nelle scuole è un tema di grande attualità. Per comprendere meglio come questa tecnologia viene percepita e utilizzata, abbiamo raccolto le opinioni di studenti e professori di diverse scuole italiane. Le loro risposte offrono uno spaccato interessante e variegato su opportunità, rischi e il futuro dell'IA nell'istruzione.
L'IA come Risorsa scolastica
Gianluca Pletti, studente dell'IIS Benedetto Castelli di Brescia, vede l'IA come una risorsa estremamente utile. «Se utilizzata nel modo giusto, può supportare gli studenti nell’apprendimento, offrendo spiegazioni alternative, approfondimenti e soluzioni a problemi complessi» afferma. Gianluca utilizza l'IA soprattutto nelle materie tecniche come l'informatica e la configurazione di reti, oltre che nello studio della lingua inglese.
Senatore Matilde, del Liceo Linguistico Don Milani di Montichiari, concorda. «L'IA può supportare lo studio personalizzato, aiutare nella comprensione di concetti complessi e rendere l’apprendimento più interattivo» dice. Matilde utilizza l'IA per la traduzione, trovando termini corretti e coerenti al contesto, specialmente in letteratura cinese.
Davide Raschitelli, del Liceo Scientifico Calini di Brescia, aggiunge che l'IA rappresenta un ottimo strumento se utilizzata responsabilmente. «Ad esempio nei testi in inglese per le correzioni. Non utilizzarla per farsi fare i compiti o imbrogliare durante le verifiche non è il massimo» afferma.
Alessandro Curseri, studente del Liceo Scientifico Calini, concorda: «Esistono diversi sistemi che integrano l’IA come mezzo per semplificare e velocizzare l’apprendimento. Potrà affiancare il ruolo dell’insegnante, e può aiutare l'auto didattica».
Veltri Giuseppe, professore di macchine utensili all’IIS Benedetto Castelli, vede l'IA come un'integrazione utile. «Deve essere un'integrazione, una risorsa in più. Con mezzo per vedere i pro e contro e migliorare» dice. «Ad esempio con delle lavorazioni quando si usano dei metodi tradizionali, vedere come l'IA potrebbe migliorare, peggiorare ecc».
L'IA Potrà Mai Sostituire gli Insegnanti?
La risposta unanime è no. Gianluca sottolinea che «un docente non si limita a trasmettere informazioni, ma guida gli studenti nel ragionamento, nell’approfondimento e nello sviluppo del pensiero critico». Matilde aggiunge che «il ruolo del docente comprende anche la guida degli studenti, lo sviluppo del pensiero critico e l’empatia, elementi difficilmente replicabili da un’IA». Davide offre una prospettiva interessante: «Dipende dall’evoluzione culturale della società. Se il lavoro di insegnante rimarrà quello di spiegare solo concetti, potrà essere sostituito. Però il rapporto quasi affettivo con l’insegnante non potrà essere sostituito». Alessandro concorda: «Potrà affiancare il ruolo dell’insegnante, e può aiutare l'auto didattica. Però il tocco umano dato dall'insegnante non potrà mai essere sostituito».

Cambiamenti nei Programmi Scolastici
Tutti concordano sulla necessità di aggiornare i programmi scolastici per includere l'uso consapevole dell'IA. Gianluca ritiene fondamentale insegnare come sfruttare al meglio l'IA per l’apprendimento e il problem-solving. Matilde sottolinea l'importanza di formare gli studenti sui limiti e sui rischi dell'IA, oltre che sulle sue potenzialità. Davide evidenzia la disinformazione esistente e la necessità di insegnare a scrivere correttamente i prompt per ottenere risposte accurate. «Bisognerebbe insegnare come utilizzarle a livello pratico e nella sua etica» afferma.
Alessandro aggiunge che l'IA dovrebbe essere inserita nel programma di educazione civica per capire i rischi e il corretto utilizzo anche etico. Tuttavia, nota che «adesso non ci sono ancora insegnanti formati per insegnare adeguatamente l’argomento».
Rischi dell'Utilizzo dell'IA
I rischi principali individuati includono l'uso passivo dell'IA, che può portare alla perdita della capacità di ragionare autonomamente, e l'affidarsi ciecamente alle risposte fornite dall'IA senza verificarne l'accuratezza. Gianluca avverte che «la dipendenza dalla tecnologia potrebbe ridurre la creatività e il pensiero critico degli studenti». Matilde aggiunge che «l'IA può commettere errori o fornire informazioni distorte», mentre Davide esprime preoccupazioni sulla sicurezza dei dati e il rischio che l'IA possa essere utilizzata per scopi malevoli. «Degli hacker potrebbero utilizzare l’IA per introdursi nei sistemi di sicurezza dei governi» avverte.
Alessandro sottolinea il rischio di esposizione a fake news e stereotipi, dato che le IA spesso riportano le tendenze della società.
Opportunità o Ostacolo?
L'IA può essere sia un'opportunità che un ostacolo, a seconda di come viene utilizzata. Gianluca la vede come un supporto utile per migliorare il proprio modo di studiare e affrontare le materie più complesse. Matilde ritiene che, se utilizzata per approfondire e chiarire dubbi, l'IA rappresenti un'enorme opportunità per migliorare l’apprendimento. Davide, tuttavia, è più cauto: «Non la utilizzo molto perché non mi fido ancora delle risposte. La uso per informazioni fugaci, ma non per quelle più serie».
Veltri Giuseppe afferma che l'IA deve essere vista come un'integrazione, una risorsa in più. «Con mezzo per vedere i pro e contro e migliorare» dice. «Ad esempio con delle lavorazioni quando si usano dei metodi tradizionali, vedere come l'IA potrebbe migliorare, peggiorare ecc».
Conclusioni
L'IA ha il potenziale per trasformare l'istruzione, ma il suo successo dipenderà da come verrà integrata nei programmi scolastici e utilizzata dagli studenti. È essenziale che l'IA venga vista come uno strumento di supporto, piuttosto che come un sostituto degli insegnanti. La formazione degli studenti sull'uso consapevole e critico dell'IA sarà cruciale per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi.
Le opinioni raccolte mostrano che, sebbene ci siano ancora molte sfide da affrontare, l'IA offre opportunità significative per migliorare l'apprendimento e rendere l'istruzione più interattiva e personalizzata. Tuttavia, è fondamentale mantenere un equilibrio tra l'uso della tecnologia e il ruolo insostituibile degli insegnanti nel guidare e ispirare gli studenti.
Considerazioni Etiche
L'uso dell'intelligenza artificiale per scrivere articoli basati su fonti umane solleva una domanda interessante: si può considerare una riproduzione umana un'elaborazione di un chatbot? La risposta dipende dal contesto e dall'uso che se ne fa. Se l'IA viene utilizzata per sintetizzare e organizzare informazioni fornite da esseri umani, mantenendo l'accuratezza e l'integrità delle fonti, può essere un valido strumento di supporto. Tuttavia, è fondamentale che l'uso dell'IA sia trasparente e che le fonti umane siano sempre riconosciute e rispettate
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