L’Onu mette in guardia: «La fast fashion può uccidere il Pianeta»

Barbara Fenotti
Per il segretario generale Guterres «gli abiti sono prodotti e poi scartati a un ritmo frenetico». Si stima che il tessile sia responsabile ogni anno del 2-8% delle emissioni di gas serra
Un laboratorio per la fast fashion - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Un laboratorio per la fast fashion - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
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La moda dell’usa e getta «può uccidere il Pianeta». Un’affermazione forte, che non passa inosseravata, soprattutto perché a denunciarlo è nientemeno che il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, deplorando il «disastroso impatto ambientale del settore tessile» e descrivendolo come «la punta di un iceberg tossico. Se non acceleriamo i nostri interventi, vestirci alla moda potrebbe uccidere il mondo in cui viviamo».

Guterres ha puntato il dito contro parte di un comparto le cui pratiche minacciano la biodiversità, impoveriscono le risorse naturali e aggravano il cambiamento climatico.

«Gli abiti vengono prodotti e scartati a un ritmo frenetico - ha sottolineato Guterres -, spinti da modelli di business che danno priorità alla novità, alla velocità e all’usa e getta». Ogni secondo l’equivalente della quantità di vestiti contenuta in un camion della spazzatura viene incenerito o smaltito in discarica. Il segretario generale, in occasione della Giornata internazionale Rifiuti zero, ha perciò chiesto una profonda trasformazione dei nostri metodi di produzione e di consumo.

I dati

L’Onu stima che il settore tessile sia responsabile ogni anno del 2-8% delle emissioni globali di gas serra, dell’utilizzo di 215.000 miliardi di litri d'acqua (l’equivalente di 86 milioni di piscine olimpioniche) e del 9% dell’inquinamento annuale degli oceani dovuto alle microplastiche. Ma il problema va ben oltre l’industria della moda. Ogni anno infatti l’umanità produce più di due miliardi di tonnellate di rifiuti e a subirne le conseguenze sono spesso le popolazioni più vulnerabili.

«Più di un miliardo di persone vive in baraccopoli e insediamenti urbani informali, dove la gestione dei rifiuti è inesistente e le malattie sono endemiche» ha sottolineato Guterres. Di fronte a questa situazione il segretario generale ha accolto con favore l’ascesa dei mercati della rivendita e l’impegno di alcune aziende verso l’economia circolare

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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