Peste suina, la lotta alla malattia in dieci mosse

La peste suina africana è una malattia pericolosissima per gli allevamenti di maiali lombardi, circa 4,3 milioni di capi. In Lombardia finora ha colpito il pavese e più marginalmente il mantovano. Brescia con 1,3 milioni di capi censiti (dati 2021 Osservatorio agroalimentare lombardo) è la più suinicola di tutte le province. Contando su numeri così importanti, è facile capire che se il problema dovesse raggiungere i nostri allevamenti il sistema zootecnico rischierebbe una strage.
Secondo Diego Invernici, consigliere sebino di Regione Lombardia che si sta occupando della questione e coordina il lavoro delle commissioni IV e VIII: «L’epidemia sarà di lunga durata, con termine non definibile, occorre quindi mettere in campo strumenti gestionali innovativi e misure straordinarie, preservando il comparto dal rischio di azzeramento degli animali e di desertificazione imprenditoriale».
Invernici e il gruppo di lavoro del Pirellone hanno approvato una proposta di risoluzione (definita il 13 marzo dalle due commissioni), che riguarda dieci interventi a sostegno delle aziende e dei lavoratori della filiera suinicola colpita dagli effetti della peste, dall’allevamento alla trasformazione e al commercio dei prodotti suinicoli. Il documento sarà proposto in votazione la settimana prossima al consiglio regionale, impegnando (qualora venisse approvato) la giunta attraverso l’assessore all’agricoltura Alessandro Beduschi a portarlo al governo nazionale nella conferenza Stato-Regioni.
I dieci punti che la giunta dovrebbe presentare a Roma prevedono l’introduzione di nuovi ammortizzatori sociali, anche in deroga alla normativa vigente, per fronteggiare la crisi, in vista della scadenza (questo mese) del sostegno ai lavoratori agricoli impegnati nei territori sottoposti a restrizione infettiva: la richiesta di miglioramento degli ammortizzatori riguarda la durata degli effetti e l’inclusione dei lavoratori a tempo determinato.
Per le aziende si chiede la creazione di uno strumento normativo e finanziario nazionale, indispensabile per la valorizzazione degli animali sani provenienti dalle zone di restrizione, includendo un meccanismo di garanzia per riconoscere agli allevatori un prezzo equo e non speculativo. Completano le richieste il sostegno al controllo del cinghiale, il sostegno alle imprese nella ricerca di contributi finanziari, la valorizzazione dell'immagine della filiera, e la pubblicazione periodica di bandi che contribuiscano a tenere alti i livelli di bio-sicurezza.
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