Musica

Tommy Kuti: «Con le mie esperienze personali celebro l’emancipazione»

Enrico Danesi
L’artista ha da poco pubblicato il nuovo singolo «Big Boy» ed è in corsa per il Concertone del Primo Maggio a Roma
L'artista Tommy Kuti - © www.giornaledibrescia.it
L'artista Tommy Kuti - © www.giornaledibrescia.it
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È in corsa per un posto sul palco del Concertone del Primo Maggio a Roma. Intanto, Tommy Kuti ha lanciato «Big Boy», brano che racconta il percorso di un giovane afroitaliano, le sconfitte e i successi che lo conducono da un contesto marginale e precario a una carriera indipendente.

Una canzone in cui è evidente il richiamo autobiografico, considerato che Tommy è giunto nel mostro Paese con la famiglia, partendo dalla Nigeria quando aveva soltanto due anni, ed è cresciuto a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, prima di passare a Brescia. Dopo essersi laureato a Cambridge, proprio nella nostra città ha formato il collettivo Mancamelanina, coinvolgendo altri rapper.

Oltre ad incidere canzoni e album tra hip hop e afrobeat («Italiano vero» nel 2018, «Summer of Love» nel 2023), ha scritto libri e recitato: modi diversi di portare avanti un discorso di integrazione e di contaminazione culturale, sottolineando l’importanza dell’autodeterminazione nel suo percorso di crescita. Abbiamo parlato con l’artista del nuovo singolo e di altri progetti.

Tommy, in «Big Boy» c’è la sua storia, come d’altronde c’era in «Afroitaliano», l’album in cui ha dato risalto a un termine ormai entrato nell’uso comune...

Sì, «Big Boy» è il racconto in musica di come, da giovane afroitaliano, sono passato da lavori precari a fare le cose che sognavo. Attraverso esperienze personali e culturali, celebro l’emancipazione, e anche la determinazione che serve per superare le avversità. Se penso alla mia vita come a un film, «Big Boy» ne è senz’altro la colonna sonora.

La cultura hip hop è il suo mezzo ideale per comunicare?

Il rap è la prima forma d’arte che ho sviluppato, con la quale ho iniziato a veicolare il mio messaggio e la mia identità afroitaliana. A ben guardare, è come se fosse l’evoluzione dei temi che scrivevo a scuola. E i libri potremmo considerarli un po’ come l’evoluzione del mio rap. Il cinema lo metto sullo stesso piano: dopo aver recitato in un film («Ricomincio da taac» del Milanese Imbruttito, ndr), ho partecipato a una serie tv che andrà in onda sulla Rai in autunno, «L’appartamento». Ma sto anche scrivendo soggetti per delle serie… Insomma, le modalità per esprimermi sono diverse, e ciascuna di esse mi permette di raccontare la mia storia e le storie che mi stanno a cuore.

La musica, insieme allo sport, pare uno degli ambiti che meglio favoriscono l’integrazione. Che ne pensa?

Più ancora lo sport che la musica, in realtà. E, nello sport, più l’atletica che il calcio o altre discipline di squadra, perché è più oggettiva: non c’è il filtro, il giudizio altrui. Infatti in questo campo emergono gli italiani di seconda generazione, che hanno «più fame» e sanno mettere insieme il meglio di due culture.

È in lizza per il Concertone del Primo Maggio a Roma…

È una possibilità concreta, ma non so come andrà a finire, perché la selezione passa attraverso una votazione online (sul sito 1mnext.primomaggio.net si conclude l’11 aprile, ndr). Non amo molto questo tipo di contest, diffido abbastanza di tale forma di voto. Ma l’occasione meritava che mi mettessi in gioco.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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