Cemento, vetro, natura, arte: il sogno brutalista di Villa Caffetto
The brutalist, a Brescia, si chiama Fausto Bontempi. È lui l’architetto che ha firmato una delle strutture brutaliste più pregevoli del Nord Italia. Poco conosciuta, ma da conoscere.
Villa Caffetto si trova a Calcinato, a pochi minuti dalla città. Grigia come il grigio del cemento che la compone, eppure calda come gli arredi che contiene: la villa – che è in tutto e per tutto una casa museo – si accinge ad aprirsi sempre di più al pubblico dopo che per mezzo secolo ha ospitato la famiglia che l’ha abitata. Ovvero quella dei committenti: l’imprenditore e artista Claudio Caffetto e la moglie Franca Manera, che qui hanno vissuto con le figlie Metilde e Giovanna. Sono loro a occuparsi ora della villa, con il sogno di destinarla a mostre ed eventi, ma anche a residenze artistiche per sostenere gli artisti, rispettando così lo spirito artistico e creativo che caratterizza questo edificio sin dalla sua nascita.
La villa
Quando la casa era ancora un cantiere, a Calcinato nessuno capiva cosa fosse. C’era chi parlava di un aeroporto, chi di una rimessa per le barche. Effettivamente è diversa da tutto ciò a cui si è abituati nel Bresciano e negli anni Settanta – fu progettata nella prima parte del decennio – era avvenieristica.
Oggi la associa alle opere di Piet Mondrian per i colori primari a blocchi, allo stile di Le Corbusier, ai progetti di Carlo Scarpa. Tutti riferimenti plausibili e coerenti. Ma Villa Caffetto – abitata dal 1976 – è abbastanza unica, se non altro perché unisce in sé diverse anime e diversi concetti. Come quello della funzionalità del cemento che si sposa con la natura: prima di tutto perché la struttura segue dolcemente i dislivelli del pendio su cui è appoggiata, e poi perché il verde si insinua elegantemente dappertutto, facendo capolino non solo visivamente attraverso il vetro di cui è fatta la maggior parte delle pareti, ma anche appoggiandosi e riappropriandosi degli spazi. Pure il tetto è in vetro: anche questo permette il continuo scambio con l’ambiente.

Grazie a tutto questo, la casa non è mai uguale, come rivela Metilde Caffetto. Dal momento che la natura cambia sempre, con essa cambia anche la villa: le cascate di foglie che sono verdi in estate, diventano rosse in inverno; e la luce viene catturata in maniera diversa a ogni diversa ora del giorno, in ogni stagione.
Gli interni
Poiché, come detto, l’architettura segue il pendio, all’interno si trovano scalinate e scale a chiocciola, ma non bisogna aspettarsi dei piani classici: la casa è un labirinto, più che una scatola precisa come le abitazioni classicamente intese, e per passare da una stanza all’altra si può seguire un percorso continuativo ma mai lineare.
Uno dei fil rouge di questo percorso è il marmo rosso di Verona che scalda l’ambiente. L’altro sono gli arredi in legno, realizzati dal fratello di Claudio Caffetto. E infine c’è l’illuminazione: tutti i lampadari e tutte le lampade sono di iGuzzini. Non solo per una scelta di stile, ma anche perché lo stesso Caffetto per un periodo è stato socio dell’azienda.
Opere d’arte
La casa è una casa museo, appunto, e non solo perché contiene moltissime delle opere eseguite da Caffetto negli anni, sia dipinti che sculture. Caffetto era un collezionista, oltre che un aggregatore di personalità: molti artisti e molte artiste sono passati da Calcinato e così la villa nel tempo è diventata un naturale museo all’interno del quale le opere sono esposte integrandosi perfettamente tra gli arredi e l’architettura. E così, un po’ dentro e un po’ fuori, può capitare di imbattersi in un’opera di Dadamaino, e poi in una di François Morellet, e così via. Perché da qui sono passati loro, ma anche Gino Cosentino, Alberto Meli, Miguel Berrocal, Rinaldo Pigola, Franco Grignani, Delima Medeiros, Hsiao Chin, Guglielmo Achille Cavellini...
Uno degli scorci più interessanti da questo punto di vista è la balconata interna – a sezione triangolare – che si apre esattamente sopra al salotto. Guardando in alto si intravede la balaustra sulla quale trovano spazio numerosissime piccole sculture. E sono proprio le sculture le opere ideali per questa casa con poche e bizzarre pareti, ma tanto spazio per accogliere oggetti d’arte su piedistallo.

L’asta
Ora Metilde e Giovanna Caffetto hanno deciso di mettere all’asta alcune di queste opere. L’asta è aperta a tutti: la organizza la piattaforma Catawiki e si intitola «Villa Caffetto x Catawiki: Capolavori dalla villa brutalista italiana». Tutti possono iscriversi e partecipare: si tiene online dal 10 al 22 aprile e include 35 opere della collezione.
L’intento è nobile e non meramente economico: i proventi saranno infatti destinati al sostegno delle attività culturali che la villa propone con la direzione artistica di Stefano Soso, nel solco degli intenti iniziali di Claudio Caffetto.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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@Domenica
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