Cultura

Annalisa Strada: «Mi piace il libro giallo perché è rassicurante»

La bresciana scrittrice per ragazzi debutta nel genere investigativo creando Clotilde Grossi detta Clo
Annalisa Strada © www.giornaledibrescia.it
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Il 10 gennaio arriva in libreria una nuova investigatrice. Si chiama Clotilde Grossi, detta Clo, è «una trentasettenne senza orpelli nel pensare e neanche nel vestire», ha un negozio di fiori a Bergamo, è ironica, spigliata, un po’ mefistofelica, divoratrice di libri gialli, innamorata del titolare di una ditta di pompe funebri e ha una spiccata tendenza ad interessarsi di fatti delittuosi. Più che una investigatrice, è una ficcanaso sfrontata che s’intrufola nelle case cercando di spremere notizie.

Si presenta sempre con un mazzo di fiori ed istiga alla confessione signore riservate o cameriere e governanti pronte a sciacquarsi la bocca col collutorio del pettegolezzo. E quando il 2 novembre (data fatidica, si potrebbe dire) la testa di un uomo viene ritrovata, in città, fissata al pignone di una fontana e subito dopo viene rinvenuto cadavere, morto ammazzato, un altro uomo noto per la bella vita e il numero delle amanti, nello spirito poliziesco di Clo (in cui coabitano Miss Marple, la Signora in Giallo e Maigret) scatta la necessità di indagare a 360 gradi, intralciando anche il commissario Leonardi che sta investigando sul duplice omicidio.

«Più fiori che opere di bene» (HarperCollins, 329 pagine, 17 euro) è il primo romanzo giallo della bresciana Annalisa Strada, nota, apprezzata e premiata scrittrice di libri per ragazzi (più di 90 titoli), anche in coppia col marito Gianluigi Spini, e collaboratrice del nostro giornale. Il risultato è buono, la trama perfetta, poche concessioni all’orrido (a parte la testa mozzata e sfigurata), la tensione palpabile dentro la cornice di una piccola città in cui amori illeciti, imbrogli e truffe segnano la doppia vita di apparentemente irreprensibili protagonisti.

Annalisa: che cosa ha motivato e favorito questo suo passaggio dai libri per ragazzi al romanzo giallo? Sono, resto e resterò una scrittrice di libri per ragazzi. Ho scritto questo giallo perché m’era venuta l’idea e avevo in mente il personaggio: è una parentesi, anche se spero sia la prima di tante altre che riguarderanno Clotilde. Confermo comunque con orgoglio - insieme a mio marito - l’identità di scrittrice per ragazzi, perché mi piace molto scrivere per loro. E so anche quanto sia fondamentale per me, quale importanza do alla letteratura per i giovani. Non è un cambio di rotta, il mio, e questo libro per ora è solo un’escursione.

Cos’è per lei il crimine? Da ragazza ho fatto corsi sull’etica e sulla Costituzione. Quindi stigmatizzo il delinquere, soprattutto quando va a ledere l’autonomia di una persona, a limitarne la vita, a violarne la sicurezza. Ho una posizione molto chiara su questo fronte. E mi piacciono i gialli perché hanno una soluzione: danno l’impressione che se trovi gli indizi giusti ingabbi sempre il colpevole. In questo senso il libro giallo è rassicurante. Nel tempo di poco più di una settimana, quella in cui Clo e Leonardi indagano, è magistrale il continuo cambio di argomentazioni per la scoperta del colpevole... L’idea era di arrivare fino all’ultimo con balzi e rimbalzi fra i comprimari, rendendo sospetto più di un personaggio. La rivelazione del vero colpevole doveva essere una specie di eruzione vulcanica: spero di riuscire a sorprendere i lettori.

Conta di fare della sua fioraia un personaggio seriale? Mi piacerebbe moltissimo ed io e il mio consorte abbiamo già le penne cariche per una seconda storia, pensata ma non ancora scritta. Per il momento stiamo a vedere come muove i primi passi Clotilde, perché molto dipenderà da quello che ne penseranno i lettori.

Qual è il rapporto letterario con suo marito (che anche in questo libro penso abbia avuto il suo peso)? Litigate, qualche volta, mentre vi scambiate le idee? Il nostro rapporto è combattivo. Mio marito è una persona che ascolta le idee - quando non è direttamente coinvolto, tuttavia, non vuole nemmeno leggere e devo leggere io a voce alta -; è uno spirito grintoso, un bastian contrario per eccellenza, ma è un buon partner di scrittura. Non è uno che asseconda: non litighiamo, ma discutiamo, magari animatamente. Qualche volta le idee sono molto affini, ma a volte divergono totalmente e questo è divertente. Ma a parte questo, abbiamo trent’anni di vita in comune, per cui condividendo con lui il quotidiano e l’insolito ormai lo considero come una mia costola.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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