Sterminò tutta la famiglia, «parzialmente incapace di intendere»

Viveva tra realtà e «fantasia», voleva rifugiarsi in un mondo fantastico, che lui chiamava della «immortalità», e per raggiungerlo nella sua mente era convinto di doversi liberare di tutti gli affetti. Così, nella perizia psichiatrica depositata il 14 marzo e i cui contenuti sono emersi ieri, si cerca di dare una spiegazione, a livello di analisi psichiche e psicologiche, a quella terribile strage messa in atto, nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre, da Riccardo Chiarioni, che a 17 anni uccise con 108 coltellate il padre, la madre e il fratello di 12 anni nella loro villetta a Paderno Dugnano (Milano).
La perizia
L’accertamento, disposto a ottobre dalla gip per i minori su richiesta della difesa, affidato a Franco Martelli, specialista in psichiatria e in criminologia clinica, ha stabilito che il ragazzo, che ora ha 18 anni e mezzo, era parzialmente incapace di intendere e di volere quando sterminò la famiglia, dopo che a casa quella sera c’era stata la festa per il compleanno del papà.
Il giovane, come messo nero su bianco nella perizia, aveva il suo spazio di libertà limitato, ovvero una capacità di intendere ridotta, così come «ridotta» era la sua capacità di volere al momento del fatto. Voleva rifugiarsi nel suo mondo fantastico della immortalità e per raggiungerlo nella sua ottica mentale doveva liberarsi dei suoi cari. Viveva nella fantasia, quest’ultima non intesa come «delirio», ma rifugio.

«Volevo proprio cancellare la mia vita di prima», aveva messo a verbale, parlando di quel suo «malessere» e dicendo di sentirsi «estraneo» rispetto al mondo. «Volevo essere immortale, uccidendoli avrei potuto vivere in modo libero», aveva detto Nelle relazioni degli psicologi che si sono occupati di lui, allegate agli atti delle indagini, si era messo in evidenza che aveva parlato di un «clima competitivo» in famiglia, ma anche in tutta la società. Le ultime sue vacanze estive, con familiari ed amici, le aveva descritte come «serene», o almeno così aveva raccontato.
I colloqui
In famiglia, ha spiegato nei colloqui, «se c’era il pretesto di litigare, io cercavo di non farlo», si tirava indietro. All’apparenza non aveva un motivo per massacrare la famiglia, infierendo con decine di coltellate sul fratellino. «È stata la sera della festa che ho pensato di farlo», ha riferito davanti alla giudice che lo aveva interrogato dopo l’arresto. Anche la difesa ha nominato un proprio consulente, lo psichiatra Marco Mollica, che nel suo elaborato ha concluso per un disturbo psichico che ha comportato un vizio totale di mente. Entrambe le relazioni, così come quella della Procura per i minori, entreranno nel processo abbreviato (con sconto previsto sulla pena), che deve essere ancora fissato.
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