Del Pero: «L’Italia non avrà una relazione privilegiata con gli Usa»

Il professore di storia internazionale e storia degli Stati Uniti al Centre d’Histoire di SciencesPo-Parigi ha tenuto una lezione a Palazzo Loggia, aprendo il corso di geopolitica 2025 di Fabula Mundi, organizzato dalle Acli provinciali e da Ipsia Brescia Odv
Mario Del Pero e Carlo Muzzi © www.giornaledibrescia.it
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«Nel sistema internazionale corrente assistiamo a un mondo in cui sembrano ricostruirsi blocchi attorno a potenze che si relazionano in maniera conflittuale». È questa la premessa con cui Mario Del Pero ha aperto l’incontro «Gli Stati Uniti e il nuovo ordine mondiale». Una vera e propria «lectio», introdotta dal caporedattore del Giornale di Brescia Carlo Muzzi e utile per aprire il corso di geopolitica 2025 di Fabula Mundi, organizzato dalle Acli provinciali e da Ipsia Brescia Odv.

Il professore di storia internazionale e storia degli Stati Uniti al Centre d’Histoire di SciencesPo-Parigi ha delineato il contesto internazionale in cui ci troviamo, tratteggiando alcuni elementi che possono essere utili per comprendere meglio il rapporto tra le potenze e, di riflesso, le ricadute sui cittadini. Il tutto senza dimenticarsi del ritorno di Trump alla Casa Bianca, dei processi interni agli Stati Uniti e del (difficile) dialogo tra quest’ultimi e l’Europa. 

Frammentazione

«Siamo di fronte a una frammentazione geopolitica – ha spiegato Mario Del Pero –. Attualmente le potenze si relazionano tra loro in forma antagonistica, in modo conflittuale. Dopo la seconda guerra mondiale si parlava di unipolarità perché gli Stati Uniti rappresentavano un magnete dominante. Adesso ci sono altri poli che rischiano alimentare la competizione».

Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

E quella più importante al giorno d’oggi è rappresentata dalla contrapposizione tra Cina e Stati Uniti che «tengo a sottolineare – precisa Del Pero – rimangono superiori, soprattutto se utilizziamo indicatori ortodossi: hanno un impareggiabile capacità di proiettare la loro potenza militare in tutto il mondo, è un privilegio immenso».

Divisione

Negli Usa è molto visibile la diminuzione della fiducia nelle istituzioni: le uniche che migliorano nei sondaggi sono le realtà legate alla sicurezza e alla difesa e le piccole imprese. Ma c’è da sottolineare anche il processo politico che si registra nel paese. «C’è una bassissima mobilità elettorale e sono crollati i matrimoni interpartitici. Oltretutto la Costituzione americana è debole, anacronistica. E lo stesso vale per il presidenzialismo americano: non si governa per via elettiva, ma si usano strumenti esecutivi e si vedono moltissimi decreti presidenziali».

È però sbagliato pensare che gli Stati Uniti siano in totale declino. «Ci sono alcuni pezzi di America completamente devastati, ma in altre città la popolazione è aumentata tantissimo –prosegue il professore –. Non è però solo una questione di luoghi: all’interno della società ci sono strati che non si incontrano. Questo lo si vede anche quando si parla di elezioni, perché si deve dire chiaramente che Trump ha vinto in maniera inequivocabile, ma di misura. Le persone più istruite votano democratico, così come fanno i giovani e le donne. Nelle città si vota democratico e nei borghi repubblicano. Ci sono fratture profonde e due Americhe che non si parlano». 

Imperialismo

E fuori dagli Stati Uniti? Polarizzazione, crisi democratica e radicalizzazione portano secondo Del Pero a una semplificazione autoritaria o a un’infatuazione verso le promesse di semplificazione autoritaria. «Otto anni fa il primo Trump invitata gli Stati Uniti a disimpegnarsi, ad uscire dai conflitti – specifica –: quasi piaceva alle persone di sinistra. Adesso se guardiamo alle decisioni su Gaza e l’Ucraina vediamo logiche neocoloniali. C’è la voglia Usa di recuperare sovranità e di emanciparsi da globalizzazione e integrazione».

Nello scenario attuale ci sono però anche dei nemici – o dei presunti tali – per gli Stati Uniti: Cina e Europa rappresentano, per motivi diversi, gli antagonisti Usa. «La Cina è la rivale di potenza; ma l’Europa, con tutti i suoi immensi limiti e le sue fragilità, resta un incredibile attore politico culturale».

E l’Italia?

In tutto ciò l’Italia gioca una partita difficile. Giorgia Meloni amica di Trump si trova in una posizione scomoda e ogni piccola decisione rischia di pesare più di quanto si possa immaginare. «Quando ci sono tensioni tra Stati Uniti e Europa quest’ultima tende a lacerarsi, non a unirsi – conclude il professore –. In molti cercano di avere rapporti privilegiati con gli Usa, ma credo che sia estremamente illusorio poter pensare che l’Italia riesca a instaurare un ponte con l’America». 

Resta dunque l’Europa, che in questo momento ha però «una presidente della Commissione europea narcolettica e non può prescindere dallo sviluppo della sicurezza e della difesa, che certamente non si ottengono in tempi brevi». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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