Nel Bresciano ci saranno presto 60 comunità energetiche

Si scrive Cer, si legge Comunità energetica rinnovabile. Ovvero gruppi di cittadini, piccole e medie imprese, amministrazioni comunali, enti territoriali, ma anche parrocchie, cooperative che si uniscono per condividere l’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici (ma non solo) installati sui tetti dei membri della comunità. Una piccola rivoluzione in grado di trasformare i nostri territori; generare benefici ambientali (riducendo le emissioni di CO2), economici (con un piccolo taglio della bolletta) e sociali (combattere la povertà energetica).
A Brescia
Una mappa completa delle Cer costituite o in via di costituzione nel Bresciano arriva dal Nucleo Operativo Cerl della Regione Lombardia, che monitora la diffusione delle configurazioni di autoconsumo. Formalmente il Gse ne censisce solo quattro (sono 168 in Italia quelle ufficialmente registrate, 23 in Lombardia): si tratta di quelle realtà che hanno già avviato la condivisione dell’energia. Ma nel Bresciano sono state costituite giuridicamente altre 34 Comunità energetiche rinnovabili (105 in Lombardia); mentre sono 22 i progetti Cer in corso di costituzione.
Il percorso (burocraticamente complesso) è iniziato nel gennaio del 2024 con il Governo che ha messo sul piatto 2,2 miliardi del Pnrr con un contributo che copre fino al 40% dei costi sostenuti per gli impianti nei Comuni fino a 5mila abitanti. Nelle scorse settimane è stata prorogata al 30 novembre la data ultima per godere degli incentivi del Pnrr, mentre il ministro Pichetto Fratin ha promesso l’innalzamento della soglia dimensionale dei Comuni nei quali possono sorgere gli impianti incentivati, da 5mila a 30mila abitanti. Accanto al Pnrr ci sono i fondi regionali: la Lombardia ha messo sul piatto 20 milioni di euro e sono 35 al momento le Comunità energetiche bresciane giudicate «meritevoli» e ammesse alla «fase due» della selezione.
Il conto delle Cer
Dalla Valcamonica alla Bassa, dal Garda al Sebino: sono 60 le Cer attivate nella nostra provincia, ma in molti Comuni la discussione è stata avviata. Il modello adottato nel Bresciano vede nella stragrande maggioranza dei casi come realtà capofila l’amministrazione comunale che coagula l’interesse di famiglie ed imprese. È il caso della Cer di Torbole Casaglia, promossa da Confindustria Brescia che ha studiato un vero e proprio «modello Cer» economicamente sostenibile nel lungo periodo, un ecosistema virtuoso in cui pubblico e privato convivono in modo virtuoso.
I casi nel bresciano
Tra le realtà in assoluto più attive nella creazione di Cer nella nostra provincia c’è Garda Uno. La mutiutility guidata da Massimiliano Faini è infatti riuscita a coinvolgere una quarantina di Comuni della sponda bresciana del Lago di Garda con l’obiettivo di dare vita ad una trentina di Comunità energetiche rinnovabili per installare oltre 250 impianti per la produzione di energia (lo scorso anno i 40 Comuni furono esclusi dagli incentivi regionali per un cavillo burocratico).
Sempre sul Garda Benaco Energia ha dato vita alla prima Cer tra privati del territorio bresciano: si chiama Millesoli e coinvolge una settantina di operatori. Tra le società fortemente attive nella nostra provincia ricordiamo la camuna Fedabo (che è anche partner del progetto di Confindustria Brescia); mentre in Valtrompia la Comunità Montana si è fatta promotrice di quattro Cer affiancata da Weproject.
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