«aiutiAMObrescia», una lezione di coesione sociale e solidarietà

Il mio ricordo affonda l’incipit e le radici in due colloqui che innescarono la volontà di mettersi in gioco: con Bortolo Agliardi, allora presidente dell’Associazione Artigiani, e con Alberta Marniga, allora presidente Fondazione della Comunità Bresciana, entrambi consapevoli del ruolo che la comunità riserva al Giornale di Brescia in momenti di emergenza. In un contesto di totale disorientamento e di crescente timore collettivo ci chiedemmo cosa potessimo fare per esser d’aiuto alla nostra comunità. Ci sembrò importante sentire i responsabili delle due principali realtà sanitarie per capire le prime esigenze, ci incontrammo con loro l’8 marzo 2020, riunendo al tavolo oltre alle predette istituzioni anche una persona che aveva consapevolezza delle dinamiche del mondo sanitario: l’ing. Enrico Zampedri, che poi fu nominato coordinatore dell’iniziativa. Emersero necessità per alcune centinaia di migliaia di euro e noi assentimmo a che si partisse con una raccolta per coprire tali esigenze. Mai ci saremmo aspettati quanto sarebbe successo e che livelli di risposta avrebbe raggiunto la generosità dei Bresciani: oltre 20 milioni di euro considerando anche il valore generato.

E mai avremmo potuto pensare che per oltre un anno avremmo dovuto gestire volontaristicamente un’azienda che ha significativamente concorso a sopperire alle primarie necessità emergenziali sanitarie e assistenziali del territorio. Tutto poi si è sviluppato con un presidio quotidiano di richieste che man mano affluivano. Questo è stato aiutiAMObrescia. Quello della pandemia è stato un tempo di dolore e di tragicità, nel quale però la solidarietà e la sua concreta espressione è stato un momento identitario e di coesione morale. E tutto è stato continuativamente narrato e rendicontato ai cittadini.
Oggi purtroppo sembra trascorsa un’epoca. Si parla in termini critici di quel periodo, si è arrivati a cercare responsabilità a vario titolo. Non ci si ricorda forse adeguatamente la tragicità del momento vissuto e l’emergenzialità delle sfide. Forse allora ci saremmo tutti augurati che da tanta sofferenza avremmo saputo trarre una lezione di maggior coesione e solidarietà sociale. Oggi forse dobbiamo prender atto, dopo cinque anni, che le nostre sono state speranze, spero non tutte illusioni.
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