Inquinamento zootecnico: Brescia è al primo posto in Lombardia
In Lombardia le concentrazioni più alte di ammoniaca nell’aria si trovano nella provincia di Brescia. A dirlo è il progetto INHALE, finanziato da Fondazione Cariplo, a cui hanno collaborato l’Università Bocconi, l’EIEE (l’Istituto Europeo di economia e ambiente) e Legambiente Lombardia. Il progetto ha evidenziato la rilevante responsabilità zootecnica per quanto riguarda la concentrazione di polveri sottili in Pianura Padana.
L’Italia è al secondo posto in Europa per numero di morti premature a causa dell’inquinamento atmosferico. La zona più colpita è la Pianura Padana. Grazie al periodo di lockdown, che ha segnato uno stop all'economia e al traffico stradale, si è potuto registrare che gran parte di queste emissioni inquinanti derivano dall’allevamento e dall’agricoltura. In particolare, l’agricoltura è la principale fonte di emissioni di ammoniaca (NH3).
Questo composto, attraverso interazioni con altri inquinanti gassosi riscontrati nel traffico, nelle industrie e in impianti termici, è in grado di creare aerosol secondario organico (ASI), contenente sali di ammonio. Concentrazioni elevate di questa sostanza possono provocare, se inalati, sintomi allergici, asmatici o difficoltà respiratorie. Guardando alla regione Lombardia, i dati non sono incoraggianti. Dopo l’Emilia-Romagna, la regione è seconda per consumo di concimi minerali.
La provincia di Brescia rappresenta la zona a più alta concentrazione di emissioni di ammoniaca in tutta la regione. Stando ai dati di Legambiente, si parla di circa 2451 tonnellate all’anno di NH3 (il 27% in regione Lombardia).
Guardando più specificatamente al Bresciano, l'anno 2019 ha registrato maggiori concentrazioni di ammoniaca per quanto riguarda l'allevamento di vacche da latte, di maiali da ingrasso e di altri bovini.
In totale, l’agricoltura in Lombardia costituisce la fonte del 97% delle emissioni di ammoniaca. Occorre pertanto agire direttamente sulle emissioni derivate da agricoltura e dall’allevamento.
Nel corso del progetto INHALE, attraverso un approccio econometrico spaziale, i risultati hanno mostrato che un aumento di 1000 unità di bovini aumenta i livelli di ammoniaca di circa l’1,8%, rispetto alle concentrazioni medie. Di conseguenza, un maggior contenimento del numero di bestiame potrebbe determinare una riduzione delle emissioni inquinanti.
È stato riscontrato anche come una delle attività agro-zootecniche maggiormente responsabili per le emissioni inquinanti è lo spandimento di liquami animali. Il progetto INHALE, a tal proposito, ha sviluppato uno strumento open-source, in grado di tracciare l’impatto delle emissioni derivanti dallo spandimento di liquami. L'obiettivo è quello di programmare lo spandimento nei giorni meno favorevoli all’accumulo di sostanze inquinanti.
In questo modo, si potrebbe arrivare a contenere parte dell’inquinamento atmosferico, che rappresenta ancora oggi la principale minaccia per la salute ambientale.
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