Canton Mombello è il secondo carcere più sovraffollato d'Italia
Nel carcere San Vittore a Milano il sovraffollamento è del 232,10%: è la situazione peggiore in Italia. Al secondo posto di questo infelice podio c’è il bresciano Canton Mombello, con un sovraffollamento del 204,95%. Seguono Lodi (204,44%) e Foggia (195,36%).
L’indice attuale dell’affollamento delle carceri italiane, alla data del 14 gennaio 2024, è del 127,54%: 60.328 persone detenute, 13.000 in più rispetto ai 47.300 posti disponibili.
I dati sono stati diffusi dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Alla casa di reclusione Nerio Fischione di Brescia si contano oltre 330 detenuti a fronte di soli 185 posti disponibili. Come se non bastasse, al sovrannumero di reclusi si registra un’importante e crescente carenza di personale. Mancano agenti penitenziari, personale sanitario, mediatori culturali. In una struttura penitenziaria abitata dal 52% di stranieri la mancanza di dialogo è all’ordine del giorno. Come gli episodi di violenza: ai danni degli agenti, tra detenuti stessi, contro le celle con arredi dati alle fiamme. Solo negli ultimi mesi diversi agenti sono rimasti feriti per aver bloccato tensioni o per aggressioni frontali, mentre sono innumerevoli le risse tra detenuti, anche a colpi di lamette.
Il quadro italiano
Sul sito del Garante viene spiegato che il sovraffollamento è aggravato dalla modalità con cui viene attuata la nuova disciplina della detenzione della media sicurezza, che prevede che se le persone non sono impegnate in attività restano chiuse nelle camere di pernottamento. «La carenza di attività, riscontrabile in modo diffuso nel nostro sistema penitenziario, determina, pertanto, la permanenza nel chiuso delle celle, in spazi che in due Istituti sono anche certificati come inferiori al limite dei 3 metri quadrati per persona per cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha indicato la forte presunzione di trattamento inumano, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione».
Morti in carcere
Quattro persone si sono suicidate in carcere tra il 5 e il 14 gennaio 2024: la prima era entrata in carcere ad Ancona a settembre, per la revoca della detenzione domiciliare con cui stava scontando la pena, e ne sarebbe uscita ad agosto di quest’anno. La penultima, detenuta nella Casa circondariale di Cuneo, era in carcere da 13 giorni: entrata il 28 dicembre, si è tolta la vita il 10 gennaio. A queste morti vanno aggiunte le 14 catalogate come morti per cause naturali. Questi dati, scrive il Garante, «sono il preannuncio di un andamento molto simile a quello del 2022, quando si sono contati 85 suicidi nel corso dell’anno: 8 nel mese di gennaio, esattamente 5 nei primi 14 giorni».
Pene alternative
Il Garante nazionale raccomanda, pertanto, che si assumano provvedimenti urgenti di deflazione della popolazione come una modalità diversa di esecuzione penale per le persone condannate a pene inferiori ai due anni di reclusione, che oggi contano più di 4000 detenuti. «Tali misure potrebbero ricondurre il sistema al rispetto della dignità della vita delle persone detenute e della finalità risocializzante della pena, anche nella prospettiva di prevenire quel disagio che è molto spesso dietro gli atti di suicidio in carcere».
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