Valcamonica, primo lupo tracciato nel Parco dello Stelvio lombardo

Una femmina di lupo di due anni è stata catturata in Alta Valcamonica, munita di radiocollare e rilasciata nel territorio lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio: è la prima volta che un’operazione di questo tipo viene portata a termine in Lombardia all’interno del Parco. Il traguardo segna un passo cruciale per la conoscenza e la tutela del lupo, una specie elusiva ma fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema alpino.
La cattura, avvenuta nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile, è frutto del lavoro sinergico del gruppo di monitoraggio e ricerca del Parco, affiancato dal Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Milano, dall’Università di Siena, dalla Regione Lombardia e dal Corpo dei Carabinieri Forestali.
L'esemplare, che con buona probabilità appartiene al cosiddetto «Branco del Tonale», è stato dotato di un radiocollare Gps prima di essere immediatamente reimmesso in natura. I dati raccolti permetteranno ai ricercatori di monitorarne gli spostamenti, il comportamento predatorio e sociale, contribuendo così allo sviluppo di strategie sempre più efficaci di coesistenza tra lupo e attività umane.
«Si tratta di informazioni molto preziose – ha sottolineato Franco Claretti, direttore del settore lombardo del Parco – che aiuteranno a migliorare i sistemi di gestione e conservazione del territorio, nonché a promuovere una coesistenza più equilibrata con l’uomo».
Il risultato è frutto di un lungo lavoro preparatorio: «Catturare un lupo richiede mesi di osservazione e studio del comportamento del branco» ha spiegato Valerio Donini del team di ricerca. E anche se le aspettative per future catture sono caute – data l'alterazione già provocata all'equilibrio del branco –, i ricercatori sperano di riuscire ad applicare il radiocollare anche a un esemplare riproduttivo, per ottenere informazioni ancora più dettagliate.
Il progetto
La cattura si inserisce nel quadro del progetto Cascate Trofiche, attivo dal 2019, che studia gli effetti ecologici del ritorno spontaneo del lupo. Finora, le tecniche usate erano limitate a fototrappole e analisi genetiche dei campioni raccolti sul campo. Ora, grazie al radiocollare, si apre una nuova fase più avanzata della ricerca.
«È un passo importante anche dal punto di vista delle competenze tecnico-normative – ha concluso Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco –. Operazioni di questo tipo richiedono autorizzazioni complesse e il rispetto di rigorose procedure dettate dall’Ispra». La campagna di catture continuerà nelle prossime settimane, in attesa del rinnovo delle autorizzazioni per ampliare il raggio d’azione in altre aree del Parco.
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