Come ha fatto il Franciacorta a diventare il Franciacorta

Prima dei riflettori degli Emmy Awards e delle stelle gastronomiche Michelin, a decenni di distanza dalla «F» merlata del Consorzio e dei successi nazionali e internazionali, le bollicine prodotte in Franciacorta erano semplicemente il «”pinot”, vinello bianco ed aromatico, amico delle scampagnate bizzarre e delle compagnie allegre».
Così sulle pagine del Giornale di Brescia nell’aprile del 1961 si parlava del vino realizzato a Borgonato, frazione di Corte Franca. Nel 1961, a Borgonato. Un anno e un luogo non certo casuali perché lì Guido Berlucchi e l’enologo Franco Ziliani sigillarono le prime 3.000 bottiglie di quello che a tutti gli effetti può essere definito Franciacorta e che allora, al prezzo di 1.200 lire al pezzo, fu denominato «Pinot di Franciacorta-Méthode Champenoise». I calici vennero riempiti per la prima volta nel 1962, dando il via ufficiale alla storia delle bollicine più celebri d’Italia.

Queste informazioni preliminari restituiscono l’idea di quella che a tutti gli effetti è stata un’intuizione – tra enologia e un pizzico di marketing – di Ziliani e Berlucchi, i primi a immaginare uno spumante alla francese prodotto secondo uno specifico disciplinare e con determinate uve.
«Il maggiordomo mi scortò nel salotto di Palazzo Lana Berlucchi. Le note di “Georgia on my mind” vibravano nell’aria: Guido Berlucchi era al pianoforte – un ricordo di Ziliani, scomaprso nel dicembre del 2021 –. Il conte richiuse il piano, mi salutò con calore e iniziò a interrogare me, giovane enologo, sugli accorgimenti per migliorare quel suo vino bianco poco stabile. Risposi senza esitazione alle sue domande e nel salutarlo osai: e se facessimo anche uno spumante alla maniera dei francesi?».

Da questa intuizione, che ben presto fu fatta propria da una decina di altri produttori della zona, nacque una rivoluzione, con il sorgere di un brand che in poco più di 60 anni, 63 per la precisione, si è trovato a rivaleggiare con i blasonati champagne sui tavoli più glamour, nelle cantine più prestigiose ma anche nelle case private di tutto quanto il mondo.
Breve storia
La storia dei vini in Franciacorta parte però ben prima del 1961. Nella zona, che verosimilmente deve il toponimo alle «Francae Curtes» e cioè corti libere dalle tasse concesse ai monaci che nel 1100 cominciarono a coltivarne le terre, si produce vino da secoli.
Tracce dell’attività in Franzacurta, nome che compare per la prima volta negli annali del Comune di Brescia nel 1277, si possono perciò già far risalire a quell’epoca – e ovviamente per deduzione anche a prima – sebbene la prima fonte ufficiale a citare la vinificazione nell’area è del 1570. Il medico bresciano Girolamo Conforti nel suo «Libellus de vino mordaci» descrive, anticipando di 100 anni anche il monaco francese e padre putativo dello champagne Dom Pierre Pérignon, la preparazione dei vini a fermentazione naturale in bottiglia.
Questi prodotti «dal sapore piccante o mordace che non seccavano il palato, come i vini acerbi e austeri, e che non rendevano la lingua molle come i vini dolci» usando le parole di Conforti, ricompaiono con forza 300 anni dopo all’interno del Catasto napoleonico del 1809. Qui si parla di oltre mille ettari di terreni specializzati nella produzione e quasi altrettanti di vigneti con altre colture, dimensioni che raccontando di come già allora il vino non fosse pensato esclusivamente per l’autoconsumo.

Facendo un balzo temporale in avanti si torna a quel fatidico 1961 e al «Pinot» intuito da Ziliani. Fu quella la pietra miliare che, grazie a una geniale trovata enologica e a un preciso posizionamento di marketing ante litteram, diede il la ai successi futuri.
Nel 1967 la Franciacorta viene ufficialmente riconosciuta come zona a Denominazione di origine controllata (diventerà Docg nel 1995). Il 5 marzo 1990 si costituisce invece il Consorzio volontario per la tutela dei vini Franciacorta, con sede prima a Corte Franca poi a Erbusco, l’organizzazione ora guidata da Silvano Brescianini e che dai 29 soci iniziali ora può vantarne oltre 200 sparsi nei 19 Comuni parte dell’area. Una nota: il riconoscibilissimo logo consortile, la «F» merlata, deve le sue fattezze proprio ai merli caratteristici dei piccoli castelli sparsi nel territorio.
Disciplinare
Ma cosa si intende per vino Franciacorta? Addentrarsi nel disciplinare di questo prodotto non è certo semplice. Qui ci limiteremo a dire che il Franciacorta Docg è la prima denominazione in Italia interamente dedicata allo spumante, in questo preciso caso realizzato con metodo classico cioè con la bolla che si forma grazie ad una seconda fermentazione in bottiglia.
Le uve ammesse sono Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco ed Erbamat (antico vitigno autoctono a bacca bianca) e le tipologie di vino sono tre: Franciacorta, Franciacorta Rosé e Franciacorta Satèn. I dosaggi possono essere i più differenti (dal Pas Dosé all’Extra Brut per fare degli esempi), così come gli affinamenti sui lieviti (minimo 18 mesi per i prodotti base e fino a 60 per i Riserva).
I numeri
E i dati parlando di una costante crescita nel tempo. Nel 2023, nonostante la ridotta disponibilità di prodotto in cantina dovuta alla scarsa resa delle vendemmie 2019 e 2020, l’anno si è comunque chiuso con un volume di vendite di 19,5 milioni di bottiglie e un aumento significativo dei prezzi medi allo scaffale, saliti del 6,4% da 22,9 euro (2022) a 24,4 euro (2023).
Secondo i dati forniti dal Consorzio alla lieve flessione di volumi rispetto al 2022 (-3,4%) ha fatto fronte un aumento in valore del 2,8% che, confrontando i dati con il periodo pre-pandemico (2019), si rivela consistente (+26,5%).
Il mercato nazionale ha rappresentato l’87,9% del venduto, -4,1% rispetto al 2022. Dall'export è arrivato il restante 12,1%, +1,5% rispetto sull’anno precedente. Tra i principali paesi importatori figurano la Svizzera, salda al primo posto, seguita da Giappone, Germania, Stati Uniti, e Belgio.
Dati e luoghi sono perciò cifra precisa di una strategia di espansione chiara e fortemente sostenuta dal Consorzio (vedasi le già citate collaborazioni con Guida Michelin, Emmy Award o con la Mille Miglia), che vuole espandere sempre più il marchio Franciacorta nel mondo e farne un simbolo di qualità e raffinatezza made in Italy.
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